Tu come lo dici? Comunicare è una questione di atteggiamento

Ti è mai capitato di fare una battuta ironica e di non essere compreso dal tuo interlocutore? Anzi… Magari non solo non ti capisce, ma si offende!

Hai mai risposto ad un messaggio di un amico, o commentato un post sui social con ogni buona intenzione, ed il risultato è stato quello di essere completamente frainteso?

Accentui il tono del messaggio, esageri le espressioni facciali, esasperi i tuoi gesti… ma niente. Dall’altra parte non viene compreso il senso finale della tua frase. Che sforzo poi riprendere le redini della conversazione.

Uno degli errori che spesso facciamo quando ci interfacciamo con l’altro è dare per scontato che condivida il nostro stesso stile di comunicazione.

Se per ognuno di noi esistono diversi obiettivi, diverse strade che conducono alle mete, diverse aspettative e desideri è altrettanto vero che esprimiamo i nostri bisogni in modo unico, ognuno diverso in parole, modi e tempi. Perchè è questo che facciamo quando comunichiamo: esprimiamo quello che ci serve.

Ecco che allora nasce l’esigenza, sia in ambito personale che professionale, di prestare attenzione a diversi aspetti comunicativi: il contenuto del messaggio, gli elementi di comunicazione non verbale (i gesti, l’autocontatto, la postura, la vicinanza all’altro) e paraverbali (il tono, le pause, il timbro, il ritmo).

Perché the content is the king… ma non è sufficiente per comunicare in modo chiaro, è la base, il punto di partenza.

Attraverso la comunicazione esplicitiamo il nostro pensiero, le nostre idee, progetti e sentimenti. La comunicazione è interpretazione: comprendiamo, a nostro modo, cosa l’altro cerca di dirci mentre entra in relazione con noi. Hai mai sentito il detto “la mappa non è il territorio“? Si parla qui di doppia prospettiva. Tu e il tuo interlocutore avete due mappe del mondo differenti: non tutti vedono le stesse cose; non tutti provano le stesse cose; tutti abbiamo aspettative e desideri differenti. E’ importante imparare a essere consapevoli di quello che i nostri comportamenti (e frasi!) suscitano nell’altro. Perché? Per capire se il nostro messaggio è arrivato al destinatario, se siamo stati chiari,  se sia stato compreso il senso del contenuto della conversazione così come lo volevamo intendere noi. Ed è fondamentale creare le migliori condizioni affinché il nostro interlocutore sia disponibile a interpretare e comprendere  il nostro messaggio: utilizziamo un linguaggio comune, espressioni note, esempi concreti per evitare fraintendimenti o poca chiarezza.

Cosa vuol dire, quindi, comunicare in modo efficace?

La comunicazione efficace è una questione di atteggiamento. Il valore contenuto nel messaggio deve esprimersi al meglio. Il vantaggio è duplice: sforzandoci di dare una forma adeguata al contenuto il messaggio risulta più chiaro anche a noi, evitando ambiguità nell’altro.

Come attribuire valore alla conversazione?

  • Dimostra interesse ed attenzione verso il tuo interlocutore e quello che ti sta dicendo. Dona un feedback chiaro e dimostra partecipazione alla conversazione
  • Ascolta l’altro con curiosità. Parafrasa il senso del messaggio per essere sicuro di averlo compreso nel modo corretto.
  • Sii autentico e crea empatia. In ogni relazione comunicativa cerca di presentare, e donare, una parte di te all’altro. La fiducia inizia con l’instaurarsi di una buona comunicazione.

Ecco qui sotto una piccola guida per aiutarti a comunicare in modo più efficace 😉

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Qual è il tuo talento? Autoefficacia e fiducia in sé

Hai mai pensato a quali siano i tuoi talenti? A cosa sei portato?

Il talento è una capacità innata, un’inclinazione naturale. Tutti noi siamo portatori di unicità: esiste almeno un aspetto speciale in ognuno di noi, ma non tutti abbiamo gli stessi interessi e le stesse inclinazioni. Il talento, per essere realmente tale, va riconosciuto, curato e vissuto.

Perché è importante essere consapevoli dei nostri talenti?

Entrare in contatto con le nostre capacità e averne piena consapevolezza ci permette di coltivare e sfruttare questi doni, potenziando quelli che, dal nostro punto di vista, possono essere rilevanti per il raggiungimento dei nostri scopi.

I nostri talenti, infatti, possono influire sulla scelta dei nostri obiettivi: la consapevolezza di avere una naturale inclinazione verso uno sport, ad esempio, ci porterà a scegliere un’attività fisica piuttosto che un’altra. O ancora avere coscienza di essere più portati per attività pratiche e manuali ci porterà a scegliere un’attività lavorativa più incline alle nostre competenze ed interessi .

Talenti… ad esempio?

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È necessario investire sul proprio talento tempo ed energie,  prendersene cura e avere consapevolezza della sua utilità per raggiungere il traguardo auspicato e il cambiamento desiderato. Per prima cosa dobbiamo chiarirci quali siano i nostri doni, in cosa ci sentiamo unici e speciali. Quindi valutare se vale la pena impegnarsi a coltivare un talento piuttosto che un altro in linea con quelli che sono i nostri desideri e sogni personali.

Prenditi del tempo per riflettere su di te.

I MIEI TALENTI

Il talento si sposa con il piacere: fare le cose con piacere ripaga l’impegno speso e ci motiva a essere perseveranti. Un’attività compiuta nel rispetto del proprio talento porta gioia, alla realizzazione e soddisfazione personale, creando ricordi piacevoli dell’attività vissuta.

Quando ti piaci? Quando dai il meglio di te?

I nostri talenti ci aiutano a definire il nostro valore come persona, aumentando la nostra autostima, per questo vanno valorizzati ed espressi al massimo. Immaginiamo di organizzare i nostri talenti in una speciale cassetta degli attrezzi che, a necessità, possiamo scegliere e estrarre quello migliore che ci permetta di raggiungere il nostro scopo: sono le nostre risorse alle quali attingere in momenti speciali della nostra vita e sulle quali fondare le nostre aspettative. Grazie a queste competenze uniche possiamo chiarirci cosa ci ha aiutato a raggiungere i nostri traguardi e in che modo potrebbe aiutarci per definire nuovi obiettivi. Diventiamo consapevoli di cosa possiamo offrire agli altri e al contempo riconoscere ed apprezzare i doni altrui.

Ti fidi di te?

Per mettere a frutto il proprio talento conta il “fare”: è necessario mettersi in gioco! Contano le azioni –e la fatica- che facciamo per raggiungere, con volontà, impegno e motivazione il nostro obiettivo. La psicologia parla di autoefficacia percepita in riferimento alla fiducia che ognuno di noi ha sulle proprie capacità. Mettiamo in atto delle azioni specifiche con la finalità di raggiungere gli effetti desiderati. La percezione della nostra autoefficacia ci permette di scegliere in autonomia degli obiettivi realistici, ma anche ambiziosi, che desideriamo perseguire. L’autoefficacia viene rafforzata dal successo ottenuto e dal talento mostrato perseguendo l’obiettivo desiderato.

E se fallisci?

I talenti vanno messi in pratica. È importante avere una predisposizione iniziale, una dote, ma come anticipato, il talento va allenato. A volte però la nostra motivazione e le nostre risorse non sono sufficienti per raggiungere un determinato obiettivo o il cambiamento auspicato. In questo caso è importante percepirsi in grado di  mantenere un impegno e non cedere allo sconforto. Comprendere che il fallimento sia circoscritto a quella situazione e non a tutte le dimensioni della nostra vita è cruciale, per non abbattersi. Rispondere agli imprevisti o ai fallimenti che possiamo vivere, riuscire a reagire in modo appropriato alle possibili frustrazioni ci aiuta a sviluppare una sorta di vaccinazione allo stress, evitando di cadere nella sua morsa. Le difficoltà che incontriamo sul nostro percorso, o le piccole cadute nelle quali possiamo incorrere, ci aiutano a comprendere il valore che ha l’impegno continuo e la motivazione. Nei momenti complessi e particolarmente sfidanti la perseveranza e la convinzione di farcela affinano la nostra capacità di resilienza,  permettendoci di riemergere più forti di prima e con un bagaglio di risorse aggiuntive dal quale attingere al bisogno. La fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità dipende da come elaboriamo e percepiamo le situazioni, più che dalla nostra prestazione in sé. Raggiungere un traguardo, anche piccolo, permette a ciascuno di noi di sentirsi efficaci e performanti, ed avere la convinzione di avere le doti ed i requisiti per andare ben oltre il risultato ottenuto, aumentando la fiducia nelle nostre competenze.

A cosa prestare attenzione? Come nasce l’autoefficacia?

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Sei pronto a creare il tuo elenco di talenti? Sei consapevole dei tuoi desideri e di quale siano le strade da percorrere per raggiungerli? 

Ti serve un aiuto per capire quali attrezzi hai già a disposizione e cosa aggiungere al tuo elenco? Scrivimi!

 

Vai dove ti porta il cuore? Il valore della direzione

Che direzione sta prendendo la tua vita? Dove stai andando?

Entro a gamba tesa!

Quante volte te lo sei chiesto nell’ultimo mese? Nell’ultima settimana? E oggi? Quante volte ti sei fermato e ci hai riflettuto? Parlo di pensieri seri, quelli dai quali a volte scappi perché confondono e pesano!

Sei soddisfatto della tua vita? Il tuo viaggio sta procedendo come te lo immaginavi? Stai andando dove desideri?

E’ importante avere le chiare le mete verso le quali ci stiamo muovendo, è centrale interrogarsi se stiamo percorrendo la via che ci porterà alla nostra felicità: cosa cerchiamo e cosa ci manca per ottenerla. Avere un obiettivo, uno scopo, significa avere chiara la direzione che le nostre azioni avranno ed il senso delle nostre scelte. Gli obiettivi sono le nostre aspirate mete, i punti di arrivo che ci prefiggiamo di raggiungere. Possono cambiare nel tempo a seconda dei nostri bisogni e necessità, a seguito di una valutazione delle nostre competenze o dopo alcuni cambiamenti della nostra vita.

Ti  sei mai trovato in una situazione in cui hai dovuto cambiare i tuoi obiettivi? In cui ti sei sentito costretto a modificare i tuoi desideri? Succede qualcosa che modifica la tua omeostasi, un imprevisto mette a repentaglio il tuo equilibrio e devi riconsiderare alcune parti della tua vita.

Come puoi ripartire? Come fai ordine tra i pensieri? Da dove ri-cominciare?

Riparti dai valori! Devi tornare alle origini, ripensare a quali sono i valori che hai scelto come bussola nella tua vita.

Cosa sono i valori?

Sono i comportamenti che adottiamo per raggiungere i nostri traguardi. Il valore indica il come, il modo in cui agiamo per arrivare ai nostri obiettivi. I valori sono parte di noi, sono le qualità che accompagnano le nostre azioni.

Ti faccio un esempio: se decido di vivere una vita perseguendo i valori di lealtà e giustizia non commetterò mai un furto. O ancora se altruismo e generosità guidano il mio comportamento potrò decidere di dedicare del tempo al volontariato mettendo a disposizione di altri il valore in cui credo e agendo di conseguenza per vivere in coerenza e pienezza.

Indicano cosa per noi è importante e guidano le nostre scelte. Sono i perni saldi sui quali si basa la nostra esistenza: sono una caratteristica stabile della nostra vita per questo motivo è fondamentale averli ben chiari e utilizzarli come molla per agire un cambiamento di obiettivo o di prospettiva. Sono il tuo punto di partenza per ri-partire. Quali seguire è una scelta personale: alcuni nostri amici e conoscenti ne condividono alcuni con noi.

Quali valori accompagnano le tue azioni?

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Perchè sono così importanti?

I valori ci motivano ad agire in un determinato modo, danno significato alla nostra vita. Offrono spunti di riflessione e ci permettono di provare soddisfazione e serenità in quello che facciamo ed un profondo senso di pace interiore.

Gli obiettivi si possono raggiungere… o mancare. I valori che si scelgono di seguire permangono nel tempo e aiutano a confrontarci con entrambi questi scenari e a re-agire di conseguenza. Per vivere coerenti con sé stessi.

Hai riflettuto su quali siano i tuoi valori? Qual è il motore che spinge la tua vita? Quali gli ingredienti che la compongono?

Bene! E adesso cosa puoi fare?

La mossa successiva è identificare un obiettivo che sia in linea con le qualità che decido di seguire: devi passare all’azione! Spesso mi trovo a ripetere -e a ripetermi- “se ti muovi il mondo si muove con te”, quindi muoviti! Crea un piano di azione che, a partire dalle tue profonde convinzioni, ti aiuti a raggiungere il cambiamento desiderato e magari l’obiettivo tanto aspirato.

Come si crea un efficace piano di azione?

Arrivare ad un cambiamento non è sempre semplice, può coinvolgere molti aspetti della nostra vita e ci invita a riflettere sulle nostre priorità e risorse, a fare un attento esame della realtà che viviamo e scegliere dove arrivare… il come adesso lo sai già!

Ecco un piccolo aiuto per supportarti nella stesura del tuo prossimo obiettivo!

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Adesso non resta altro che fare un po’ di ordine in quelle che sono le tue proprità e opportunità e scegliere da cosa iniziare.

A che punto sei con i tuoi ragionamenti? Cosa ne pensi? Posso aiutarti?

Contattami qui!

 

Come reagisci agli urti? La tua arma è la Resilienza

Siamo programmati per sopravvivere: ci adattiamo.

A volte il cambiamento è semplice, veloce, quasi spontaneo. Altre è difficile, lento, doloroso. A volte ha un esito positivo, oltre le nostre aspettative. Altre ci risulta così complesso da accettare che risollevarci sembra impossibile.

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Hai mai preso una batosta?

B-A-T-O-S-T-A: scarto di realtà.

Magari capita anche a te di fare delle ipotesi su come pensi possa svilupparsi una particolare situazione della tua vita: che sia un desiderio professionale, affettivo o personale, pensi e fantastichi  su come potrebbe essere la tua vita dopo la tua scelta, dopo il tuo cambiamento.

Per i più svariati motivi può però succedere che il tuo desiderio non si realizzi, o che questo non accada nei tempi e modi sperati.

O ancora. Hai mai avuto la sensazione che mondo stia per crollarti addosso? All’improvviso succede qualcosa che sconvolge la tua vita, come te la stavi costruendo, come te l’eri immaginata.

Per entrambi questi scenari ognuno di noi può provare emozioni negative riferite a scarti di realtà più o meno grandi, gravi o significativi: una furibonda lite con una persona amica che sta facendo vacillare il vostro rapporto, una promozione al lavoro non ottenuta, una separazione, un lutto, un incidente, un trasferimento, …

Per cercare di sciogliere i nodi della crisi e far fronte alle nostre batoste la nostra arma è la resilienza.

Come ci risolleviamo?

Le esperienze passate, le sfide vinte e perdute, gli obiettivi raggiunti e quelli mancati, creano il nostro personale bagaglio di risorse… da aprire al bisogno. L’empatia, la capacità di problem solving, la motivazione, l’autostima, l’ottimismo, sono solo alcune di quelle che la psicologia chiama “strategie di coping” (Lazarus e Folkman, 1984). Più è ampio il nostro set di risorse dal quale attingere aiuti nei momenti complessi della vita, maggiore sarà la nostra resilienza: la capacità di adattarci agli eventi e superarli.

La resilienza è un meccanismo complesso. Si compone dell’insieme delle nostre risorse e ci dona la capacità di adattarci in modo flessibile e funzionale alle situazioni. Permette a ognuno di noi di vivere una vita piena e soddisfacente, di riorganizzarla al meglio anche dopo aver vissuto eventi per noi sconvolgenti. Essere resilienti significa essere in grado di autoguarirci resistendo ai colpi e agli imprevisti imparando ad adottare una nuova prospettiva per guardare alla nostra vita.

Come si coltiva la resilienza?

Potenziare la nostre risorse significa aumentare la nostra capacità di rispondere in modo sano agli eventi della vita, resistendo allo stress e diventando consapevoli delle nostre competenze e possibilità.

Quali sono gli aspetti sui quali puntare?

  • Cambia la tua prospettiva: l’attitudine positiva ha un peso rilevante. Sii ricettivo, pronto a cogliere il lato buono delle cose. Focalizza la tua attenzione su quello che hai, non su quello che vorresti avere.
  • Coltiva la tua autostima: è importante che tu ti voglia bene, che accolga i tuoi difetti ed evidenzi punti di forza. Non essere troppo critico con te stesso ed imparerai ad avere una maggiore tolleranza a potenziali critiche o imprevisti.
  • Impara a gestire il tuo luogo del controllo: sii protagonista delle tue scelte e responsabilizzati nei confronti dei tuoi fallimenti, riconoscendo che c’è sempre margine all’errore o agli imprevisti
  • Cerca il supporto: gli altri sono una risorsa preziosa. Racconta quello che provi, condividi le tue paure e timori, condividere la sofferenza ti aiuterà a dare una voce ai tuoi stati interni e ti permetterà di ricevere conforto e sentirti accolto.

Ricordati che viviamo nel presente, ma possiamo fare grande tesoro delle esperienze passate. Le nostre risorse accrescono e si modificano nel tempo, imparare ad ascoltarsi è il primo grande passo da compiere. Essere resilienti significa essere in grado di andare avanti, nonostante le avversità e le grandi sfide, ridisegnando, se  necessario, il nostro percorso di vita.

Lo sai fermare il pensiero? Cosa ci succede quando scegliamo

Noi pensiamo. Sempre. Ininterrottamente. La mente è come il cuore: va da sola.

Pensiamo  ad eventi passati: a come ci abbiano fatto sentire, magari rimpiangendoli o fantasticando su come sarebbero andate le cose se…

Pensiamo agli eventi futuri, spesso con ansia e preoccupazione per quello che sarà, o meglio per quello che potrebbe essere o vorremmo che fosse.

I nostri pensieri influenzano il nostro modo di interpretare gli eventi e le relazioni, i nostri comportamenti e le decisioni. I nostri stati d’animo. Continuamente, tutto il giorno.

Non sempre possiamo scegliere a cosa pensare. A volte i pensieri arrivano, all’improvviso, senza mai essere stati realmente invitati. Imparare ad ascoltare i nostri pensieri, ed accogliere anche il più fievole e timido, è fondamentale per evitare di sentire le nostre emozioni come se fossero su un treno in corsa: come se avessimo l’umore fuori controllo. Eppure in certi momenti della nostra vita è molto difficile seguirne il flusso.

Cosa ci accade quando dobbiamo fare delle scelte difficili?

Hai mai vissuto un periodo nel quale, dovendo scegliere tra alcune opportunità, ti sei trovato a non sapere bene quale cogliere? Un momento in cui, non avendo chiare le conseguenze di una tua scelta, procrastini la decisione?

Mettiamo, per esempio, che ti venga offerto un posto di lavoro a cui aspiravi da tempo, in una società che hai sempre guardato con molto interesse. Sarai maggiormente retribuito rispetto al tuo impiego attuale e lavorerai in un palazzo poco distante dalla tua attuale postazione.

Dopo alcune riflessioni e considerazioni, potresti arrivare a concludere che l’offerta ricevuta sia molto interessante e cambiare lavoro: i vantaggi della proposta sono evidenti.

Quando una direzione è nettamente preferibile all’altra siamo più facilitati a scegliere.

Poniamo invece il caso che il datore di lavoro ti dica che la sede dove lavorerai è a circa 60 chilometri da casa, più del doppio della distanza che fai attualmente.

Questo secondo scenario  potrebbe rendere la presa di decisione più complessa. Se cambi lavoro andrai a fare quello che desideri e con uno stipendio nettamente superiore all’attuale. Ma il luogo di lavoro è decisamente più lontano da casa. Dovrai cambiare molte tue abitudini. L’organizzazione della tua giornata subirà notevoli modifiche e cambieranno inevitabilmente molte cose.  D’altro canto se resti dove sei non dovrai effettuare nessuno sconvolgimento nella tua vita, ma non è detto che sarai soddisfatto e che non penserai in continuazione “se avesssi cambiato forse le cose ora sarebbero diverse”.

È difficile scegliere tra opzioni che hanno sia lati positivi che negativi.

Cosa proviamo in questi momenti?

Quando dobbiamo prendere delle decisioni importanti possiamo provare un senso di smarrimento, di indecisione e ansia pensando al futuro.

Scatta in noi un dialogo interno: un conflitto nella nostra mente.  I nostri pensieri tendono a mostrarci scenari ideali, positivi e negativi, sulle (possibili) conseguenze delle scelte. La nostra mente ci porta a vedere quello che potrebbe accadere qualora decidessimo di scegliere una strada rispetto all’altra. Un film mentale, carico di aspettative e dubbi: in realtà non sappiamo come andranno realmente le cose, ma la mente cerca di dare dei significati a quelli che sono i nostri pensieri, traducendoli in ipotesi ad alto contenuto emotivo. Ci sentiamo confusi. Se non siamo in grado di tenere sotto controllo il livello di ansia che sentiamo  può capitare di sentirsi bloccati: non riusciamo a decidere cosa fare e come farlo.

Ripetiamo i nostri monologhi  per decine e decine di volte… senza trovare una quadra!

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Quindi cosa facciamo?

Evitiamo di pensarci: desiderosi di sfuggire al nostro conflitto interno allontaniamo il momento della scelta, tenendo le distanze da quei pensieri così rumorosi, quasi fastidiosi, ed i dubbi che viviamo. Sembra che non sia mai il “momento buono” per dar loro il peso che meritano. Appunto, siamo confusi e un po’ spaventati.

Siamo frustrati, arrabbiati e ci autoaccusiamo perché non riusciamo a sbloccarci, non vediamo soluzioni. La sensazione di esasperazione che proviamo è forte e ci sentiamo in trappola. Purtroppo evitare di pensare ad una situazione senza risolverla non ha, nella maggior parte dei casi, l’effetto desiderato. Il pensiero torna.

“Non pensare a un orso bianco!”

Wegner (1994) ha studiato questo paradosso. In un suo esperimento ha chiesto ai partecipanti di non pensare ad un orso bianco per 5 minuti, durante i quali avrebbero dovuto scrivere su un foglio i pensieri che passavano loro per la testa. Nel caso in cui il pensiero andasse verso l’orso bianco avrebbero dovuto suonare un campanello… ebbene il campanello ha suonato in continuazione.

Più ci sforziamo di non pensare a qualcosa, più la nostra mente ci porterà a farlo.

Qual è la via d’uscita in questo loop mentale? Come possiamo calmare il nostro conflitto interno?

Iniziamo con 3 consigli!

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Faticoso. Molto. Da più punti di vista. Occorre donarsi tempo, per pensare a se stessi, per guardare con occhio critico ai nostri desideri ed aspettative, per valutare le nostre risorse e finalmente dare il giusto valore alle opportunità che incontriamo. Ricorda: l’autostima si coltiva! Anche il coraggio.

Tu le “senti le voci”? Hai mai provato, con fatica, ad allontanare una decisione? Proviamo ad affrontarla insieme?

Come interpreti gli eventi? Lo chiamano “locus”

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Sei pronto a sostenere l’ennesimo esame all’università! Ti sei preparato, ma come spesso accade la tua mente ti pone mille interrogativi su come andrà a finire questa sfida. L’assistente ti chiama, è il tuo turno, ti siedi sulla sedia alla cattedra e…

Poniamo, ad esempio, che l’esame vada bene! Riesci a prendere una buona valutazione e torni a casa sollevato!

Sei portato ad interpretare l’evento in due modi:

  • “Sono stato bravo! Ho studiato molto e l’esito di questo esame dimostra che il mio metodo di studio sia efficace. Sono davvero soddisfatto di me”.

  • “Sono stato molto fortunato! L’esame è stato veloce e mi ha chiesto proprio le due cose che sapevo meglio. Era proprio destino che andasse così!

Ti sei impegnato moltissimo per organizzare la riunione di chiusura di un progetto che ti vede personalmente coinvolto. Speri di ottenere una promozione a seguito del lavoro che hai svolto. Il tuo capo, al termine dell’incontro, ti chiama nel suo ufficio per congratularsi e per presentarti il tuo nuovo responsabile: la promozione che speravi di ottenere è stata data a qualcun altro.

Sei portato a leggere questo evento in due modi (dopo una serie di pensieri non proprio eleganti sul tuo capo!):

  • “Non mi sono impegnato abbastanza! Avrei dovuto impegnarmi di più e lavorare con più constanza”

  • Sono strato davvero sfortunato!  Non sono io che decido non avrei potuto fare nulla per cambiare questa situazione”

Siamo costantemente impegnati ad interpretare gli eventi che viviamo. La nostra infaticabile mente riflette h24 su quello che viviamo, su quanto ci succede, sugli esiti delle nostre azioni.

Qualche giorno fa ti ho parlato di come funzionano le nostre aspettative e di come possiamo reagire agli eventi quando non vanno proprio come ci saremmo aspettatti.

Per dare un senso a quello che ci capita siamo portati a leggere la realtà in due modi:

  1. l’esito dei nostri sforzi dipende da noi “Se riuscirò a raggiungere i miei obiettivi dipenderà esclusivamente da me!”
  2. l’esito dei nostri sforzi dipende da fattori esterni a noi che non possiamo in alcun modo controllare o modifcare. “E’ tutta questione di fortuna! Possono accadere degli imprevisti”

La psicologia ha coniato un termine per definire la percezione che noi abbiamo circa la possibilità di controllare la nostra vita: locus of control (LOC, luogo del controllo, Rotter 1966).

Il locus of control influenza le nostre aspettative, la nostra motivazione ad agire.

Cos’è e a cosa serve il luogo del controllo?

Ci fornisce una spiegazione degli eventi.

Quello che proviamo a seguito di una situazione, l’effetto che gli eventi hanno su di noi, non dipendono dall’evento in sè, ma da come noi lo percepiamo. Il locus of control si riferisce a come le persone interpretano gli eventi: è uno stile di attribuzione causale. In pratica indica quanto siamo convinti che le nostre azioni possano direzionare gli eventi che accadono.

Esistono due tipi di locus of control: interno ed esterno.

Torniamo all’esempio iniziale e modifichiamolo un pochino. Mettiamo, ad esempio, che per l’ennesima volta vieni bocciato all’esame di statistica (un esempio a caso!). Se attivi un locus of control interno ti rendi conto che forse non hai dato il meglio di te, che se studi e ti impegni di più l’esito della prova sarà sicuramente differente. Sei tu che controlli l’esito dell’esame! Il locus of control esterno ti porterà a pensare che sei stato sfortunato, che non sai in grado di superare la prova perchè la professoressa è troppo pignola e non si capisce cosa voglia, che il destino, o qualche oscuro disegno superiore, ti stanno impedendo di raggiungere il tuo obiettivo.

Quello che fai è normale: interpreti la tua realtà dal tuo punto di vista. Quello che cambia però è la percezione che hai di te stesso, della tua autostima, della tua autoefficacia, della tua possibilità di far andare le cose come vorresti.

LOC interno o esterno: cosa cambia?

Se adotti un LOC esterno ti sentirai in balia degli eventi, non in grado di agire sull’esito delle situazioni e delle sfide che dovrai affrontare. Sei portato a pensare che sia il destino che domina la tua vita, che la fortuna abbia un ruolo preponderante nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. In questo modo se avrai successo penserai “Sono stato fortunato, non è merito mio!”. Al contrario se le cose vanno male ti ripeterai: “Era destino che non funzionasse, io non potevo fare nulla!” In questo modo sei completamente in balia dell’imprevedibilità e la motivazione a cercare soluzioni alternative è molto debole, certo che tutti gli sforzi che metterai in campo saranno poco ultili.

Un LOC interno d’altra parte ti permette di sentirti protagonista delle tue scelte, sei tu che controlli la tua vita! Questo stile di attribuzione è accompagnato da un forte senso di motivazione, e di risoluzione dei problemi. Le tue azioni, i tuoi pensieri, il tuo impegno nel raggiungere un obiettivo possono fare la differenza. Sei portato a pensare che il successo che ottieni sia merito delle tue capacità e del tuo impegno “Sono stato bravo, mi sono impegnato, ho dato il meglio di me!”. Al contrario se le cose non vanno come sperato ti dirai: “Ecco, non sono stato sufficientemente attento, se le cose sono andate male perchè sono pieno di difetti”. Il caso e gli imprevisti non hanno nessun ruolo sull’esito delle tue azioni.

Quale LOC hai?

La domanda è un po’ trabocchetto in realtà! Questa distinzione non è così netta in nessuno di noi: non siamo totalmente “interni” o “esterni”. Non c’è uno stile di attribuzione migliore. Dipende. Ognuno di noi ha una dominanza di uno stile rispetto all’altro e sono molte le fonti che ci fanno modificare la nostra capacità di interpretare gli eventi: il ruolo che abbiamo, la circostanza che stiamo vivendo, le nostre aspettative a riguardo degli eventi.

Lo scenario migliore, più adattivo e salutare, è una giusta via di mezzo: dobbiamo premiarci per i nostri successi, riconoscendo il nostro merito e valore, ma non colpevolizzarci all’eccesso per i nostri fallimenti, stigmatizzando quelli che sono alcuni dei nostri difetti, permettendoci, a volte, di considerare che noi abbiamo dato il massimo, anche se le cose non sono andate come avremmo desiderato!

CAPITA!

Sei diventato quello che desideravi da ragazzo? Cosa sono le aspettative

Una parte della mia attività la dedico all’orientamento professionale: aiuto i giovani studenti delle scuole superiori a creare un curriculum che risponda alle loro competenze professionali e personali, che rispecchi i loro desideri ed aspettative della futura vita lavorativa o accademica.

Dopo qualche attività di bilancio competenze, utile a loro per iniziare a far luce su chi sono e chi vorrebbero diventare, necessarie per me per comprendere chi ho di fronte, passiamo alla stesura del curriculum, descrivendo competenze comunicative, interpersonali e professionali, laddove già presenti, e molto altro.

È importante aiutare i ragazzi a chiarire quali siano le loro aspettative una volta terminate le scuole superiori.

Nelle scelte che faranno da adulti risponderanno alla loro ricerca di soddisfazione personale partendo dalla creazione di alcune aspettative sui loro eventi di vita: il lavoro, le relazioni sociali… esattamente come facciamo noi ogni giorno.

Quindi cosa sono le aspettative? Come si costruiscono nella nostra mente?

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Le aspettative riguardano quello che ci aspettiamo.

Tautologico? Sì, un po’!

Ma se ci pensiamo… Se fuori dalla porta del mio studio c’è scritto “dott.ssa Alessandra Grassi” il nuovo cliente si aspetterà di trovare una donna seduta alla scrivania. Se mi hanno parlato male di un ristorante e questa sera sono invitata a cena proprio lì, mi aspetto di non essere soddisfatta dei piatti che assaggerò. Partirò prevenuta!

Le aspettative sono l’insieme di convinzioni che ciascuno di noi possiede circa ogni aspetto del mondo. Riguardano noi – i nostri desideri e il nostro futuro-, gli altri, le relazioni sociali, il lavoro. Le nostre aspettative influenzano il nostro atteggiamento, continuamente. Condizionano il nostro pensiero in specifiche situazioni, il comportamento in contesti -e con persone- nuovi o già conosciuti. In pratica creiamo un’immagine mentale di quello che pensiamo che sarà la realtà che vivremo. Ci lasciamo coinvolgere in questo mondo parallelo anche dal punto di vista emotivo. Ed è per questo che è importante comprendere e chiarirci quali siano le nostre aspettative nelle situazioni che viviamo quotidianamente e nei confronti di obiettivi a lungo termine.

Ma facciamo un passo indietro!

Il nostro impegno, le decisioni e le fatiche sono mosse dalle nostre aspettative.

Le aspettative sono influenzate delle esperienze personali, dal vissuto emotivo di ognuno di noi, dalla percezione che abbiamo dell’aiuto degli altri, dalla nostra capacità di resilienza (la capacità individuale di gestire e superare momenti difficili). Influenzano il nostro modo di relazionarci con gli altri, di comunicare, di lavorare, la nostra motivazione. Determinano i nostri obiettivi.

Le nostre aspettative cambiano, si evolvono nel nostro processo di crescita.

Se ci pensiamo bene, però, spesso le cose non vanno come ci aspettiamo.

“Ho studiato con impegno e dedizione per l’esame all’università mi aspetto di prendere un bel voto”

Può però accadere che, stanco della notte sui libri, tu perda il treno e non riesca a raggiungere la facoltà in tempo per dare l’esame.

“Se mi dimostro attento e disponibile alle richieste dell’azienda mi aspetto che il capo mi conceda l’aumento richiesto e tanto desiderato”

Potrebbe accadere che il capo ti proponga il desiderato aumento ma esclusivamente se cambi sede lavorativa.

Quando la realtà dei fatti non rispecchia le nostre aspettative cosa ci succede?

Panico!!! Quando la realtà si dimostra differente da come l’avevamo immaginata l’aspettativa iniziale lascia spazio alla delusione.

Le cose non vanno sempre come si desidera, o ci si aspetta. Non è possibile controllare tutto quello che accade attorno a noi. Non è possibile prevedere gli imprevisti o leggere nella mente delle persone che abbiamo di fronte per capire esattamente cosa vorrebbero da noi e viceversa. Non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non abbiamo chiaro che non è possibile avere sempre un riscontro positivo solo perchè lo vogliamo ardentemente o perchè abbiamo faticato tanto per raggiungerlo.

E’ importante avere una buona gestione delle proprie aspettative, essere in grado di modulare la loro altezza.

Come? Come fare per non farci cogliere impreparati dalla mancata realizzazione delle nostre aspettative?

Come evitare di rimanere eccessivamente delusi dal mancato raggiungimento di un obiettivo?

Dunque, considera come punto di partenza questi tre aspetti:

  • Imparare a controllare e gestire le proprie aspettative significa essere in grado di bilanciare le nostre risorse durante la ricerca del nostro traguardo, quindi avere in primis la consapevolezza di quali sianao i nostri punti di forza -e di debolezza-.
  • Sviluppare e coltivare una buona intelligenza emotiva, imparare cioè a capire e gestire in modo consapevole le nostre emozioni e quelle degli altri, ci eviterà di crearci delle forti attese, associate ad emozioni altrettanto elevate, che potrebbero generare grandi delusioni, crisi di ansia e panico qualora non vada tutto secondo i piani. I tuoi!
  • Adottare delle prospettive critiche, attenzione non pessimistiche, ma scettiche, ci permetterà di vivere meglio il momento, il qui ed ora. Gli imprevisti accadono. Sempre. Non possiamo avere tutto sotto controllo!

Credere in se stessi è il primo e fondamentale step per fare tutto questo. La nostra autostima è influenzata dal nostro modo di pensarci e vederci, dal nostro vissuto ed esperienze. A sua volta determina la nostra forza di volontà, la motivazione e la scelta dei nostri obiettivi.

La nostra autostima è in continuo cambiamento, a volte è forte, altre vacilla. Va coltivata! Posso aiutarti a farlo!

Cosa ne pensi? Tu sei diventato quello ti aspettavi? Ti sei accorto che anche il migliore dei piani di azione alle volte può non raggiungere l’obiettivo? Come reagisci?

 

 

 

 

 

 

 

Ripensi mai ai tuoi errori? La preoccupazione per il successo

Passiamo gran parte della nostra vita cercando il piacere, provando a vivere momenti di gioia, di allegria, di spensieratezza.

Circondati da amici, o in momenti privati, siamo costantemente alla ricerca della felicità, evitando, o cercando quantomeno di ridurre al minimo il dolore.

Quasi senza accorgercene viviamo le giornate bianche o nere: felici o tristi. Ignoriamo e non prestiamo attenzione a tutto quello che, dal nostro punto di vista, non rientra nell’una o nell’altra categoria. In questo modo non viviamo nella pienezza del momento! E’ un po’ come vivere la settimana da spettatori passivi aspettando il weekend, che inesorabilmente passa… e magari senza troppe emozioni.

O meglio, le emozioni le sentiamo e viviamo, ma spesso non ne siamo totalmente consapevoli!

Durante i miei corsi, per introdurre il discorso sulla consapevolezza emotiva e sulla sua importanza per imparare a vivere, comprende e quindi a gestire le emozioni negative, solitamente chiedo ai partecipanti di fare una riflessione su di loro, la stessa che ora chiedo a te.

Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata, sederti comodamente sul divano e sentirti triste o nervoso o agitato senza sapere bene perchè? Hai un peso sullo stomaco e non riesci a capire da cosa sia dovuto? O quale, tra i tanti eventi della giornata, ti abbia causato questa sensazione di ansia, più di altri?

Alle volte siamo così tanto concentrati al raggiungimento di un obiettivo che non prestiamo attenzione ai nostri stati d’animo. Spesso non godiamo della piacevole compagnia o dei bei momenti della domenica pomeriggio perchè la nostra mente, più o meno consapevolmente, è già settata sugli impegni del lunedì!

Ci hai mai pensato?

Quindi ti invito a riflettere anche a questo: quanto dura la tua soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo? Per quanto tempo riesci a godere delle gioie del risultato raggiunto prima di buttarti a capofitto in una nuova ricerca del piacere? Quanto ci metti ad abituarti al nuovo livello di benessere trovato prima di considerarlo un’abitudine e desiderare qualcosa in più? Forse, come ci stimola Siegel (2012) a pensare, la tua mente è continuamente alla ricerca della felicità perchè convinta che si trovi da qualche parte nel futuro. Spesso la gioia del traguardo raggiunto dura molto meno del rimpianto o rammarico di non essere arrivati dove avremmo sperato.

La continua ricerca del successo e le preoccupazioni per il futuro se da una parte ci costringono a continui e malsani confronti con gli altri, dall’altra ci fanno dimenticare che noi vinciamo e perdiamo continuamente. Gli eventi spesso non vanno come vorremmo, non è possibile prevedere cosa succeda in futuro e come si evolveranno certe situazioni. Qui entra in gioco la nostra capacità di resilienza, la nostra abilità di resistere agli urti, la nostra abilità di resistere ai cambiamenti non cercati o voluti.E quindi alla nostra capacità di vivere i momenti piacevoli e belli tanto quanto concedersi il lusso di piangere quando siamo tristi o addolorati, senza scappare di fronte alle emozioni negative, ma affrontandole e permettendo di capire cosa ci capita quando le proviamo e come ci sentiamo sia nel corpo che nel cuore. Competenza che va allenata e coltivata.

Siegel, riprendendo alcuni considerazioni sulla pratica della Mindufulness,  offre un valido spunto di riflessione per considerare cosa percepiamo come una sconfitta e come ci sentiamo quando commettiamo degli errori e non raggiungiamo il traguardo sperato.

Prova a compilare questa tabella.

che-disfatta

Se la compiliamo con onestà potremmo trovare molti episodi da inserire in entrambe le colonne. Magari alcuni si ripetono.

Cosa ne dici? Ci sono delle costanti? Ci sono situazioni o dei temi che si ripetono più di altri?

Questo breve esercizio è solo una piccola parte del lavoro che puoi fare su di te per comprendere come crei e vedi la tua identità, quali sono i tuoi valori e le tue convinzioni, e quali aspetti della tua vita consideri come pregnanti rispetto ad altri.

Imparare dagli errori commessi non è semplice e spesso la nostra mente si perde in pensieri riguardanti eventi passati, non considerandoli come passati, ma come ferite che bruciano ancora e non ci fanno godere appieno del presente. Siamo portati a pensare che se non siamo felici è esclusivamente per colpa nostra, per le scelte sbagliate fatte e siamo portati a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in noi. Dimentichiamo che non siamo onnipotenti e non solo non possiamo prevedere il futuro, ma siamo spesso certi dell’esito negativo delle nostre iniziative “mi è sempre andata male, andrà male anche questa volta!“.

Imparare a smettere di pensare al passato o al futuro concentrandosi sul momento presente ci aiuta a migliorare la nostra autostima e ci insegna a considerare ogni evento e ogni nostro pensiero ad esso legato, come ad una nuova esperienza o sensazione, da vivere e comprendere e poi lasciare andare. Essere mindful significa cambiare atteggiamento nei confronti dei nostri vissuti.

Ripensi mai ai tuoi errori? E’ più che normale! L’importante è che questi pensieri non blocchino la tua capacità di superare gli ostacoli o gli imprevisti che potrai trovare sulla tua strada. Serve allenamento e buona volontà. Ma vivere nel presente ti ripagherà degli sforzi fatti!

Quanto sei severo con te stesso? Perchè imparare a non giudicarsi

Sono maestra di scuola dell’infanzia. Il mio diploma dice così.

Ricordo che una delle nozioni apprese in preparazione della breve esperienza di stage in un asilo al…mh o 4 o 5 anno non ricordo,  è stata quella di non richiamare i bambini dicendo loro “sei sciocco” “non sai lavorare bene” “non riesci a concentrarti”, ma utilizzando espressioni come “quello che stai facendo in questo momento è sciocco” “questo lavoretto non l’hai portato a termine bene” e così via.

Il motivo?

La scuola, così come la famiglia, ha un ruolo centrale nello sviluppo e nell’incremento dell’autostima nei bambini. Quindi, per spiegare loro come comportarsi e dare il meglio di loro senza sentirsi frustrati quando non raggiungono l’obiettivo cercato, ci hanno insegnato a riferirci ai bambini sottolineando il loro atteggiamento e comportamento del qui ed ora. Non generalizzando l’errore, ma facendo loro capire in cosa hanno sbagliato o in quale situazione non si sono comportati bene e perché. In questo modo contribuiremo a costruire nel bambino un’immagine positiva di sé.

Da adulti sembra tutto più difficile! Quando ci riferiamo al nostro operato, o ai nostri errori, facciamo spesso fatica a non generalizzare le nostre mancanze. Ecco cerco di arrivare al punto…

Come sei messo ad autocritica?

Hai mai pensato “Sono un disastro”, “Capitano tutte a me, non me ne va bene una”, “Non mi so mai organizzare”, “sono sempre nervosa e agitata, davvero una persona triste”. Piuttosto che usare espressioni come: “questo lavoro l’ho fatto senza impegno e senza voglia, non è venuto bene”, “ho avuto un imprevisto, può capitare”…generalizzando e allargando quello che è il nostro pensiero su di noi relativo ad una specifica situazione, a tutta la nostra vita. In questo modo ci creiamo delle etichette, creiamo delle categorie in cui ci forziamo di rientrare: persona triste, sfigata, incapace di organizzarsi, e…guarda un po’…alla fine ci crediamo davvero!

L’autostima, lo dice la parola, si riferisce all’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo ha di se stesso (Battistelli, 1994). In pratica: come ti valuti? Come ti consideri? Che stima hai di te? Si potrebbe aprire una grande parentesi sulle risorse che percepisci di avere, su limiti e potenzialità, ma sarebbe davvero una lunga digressione.

L’autostima dipende, anche, dai pensieri che fai su di te. Se ti pensi sempre e continuamente in negativo, con il passare del tempo, ti convincerai che sei davvero così. A questo punto ogni nuova situazione che sperimenterai, ogni cambiamento nella routine, ogni obiettivo che per mille motivi non riuscirai a raggiungere, diventeranno per te motivo di forte stress e ansia, perché non sarai in grado di gestire la situazione che stai vivendo o il fallimento che, anche se piccolo, potresti vivere.

Evitare di giudicarsi con durezza significa imparare a parlare con se stessi con più affetto, circoscrivendo quello stato d’animo ad un evento specifico. E’ importante per migliorare la propria immagine di sé, la propria autostima appunto, dimostrando a noi stessi che ci vogliamo bene.

Come fare? Come iniziare a imparare a smettere di giudicarsi?

E’ un processo che va appreso, ci vuole pazienza, attenzione ed allenamento: dobbiamo cambiare una parte del nostro modo di pensarci, dobbiamo cambiare un’abitudine!

Cosa ne pensi? Quanto sei severo nei tuoi confronti? Ti giudichi a volte? Hai mai pensato in quali momenti ti capita di farlo? Come ti senti dopo?

Ecco 5 piccole mosse che possono iniziare a metterti sulla strada giusta

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Quando ti senti al meglio?

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Quando mi fermo.

Quando sono presente.

Quando uso un po’ del mio tempo per rallentare. Per pensare. Per avere consapevolezza di quello che sto realizzando.

Ad un certo punto della giornata è importante spegnere il “pilota automatico” e prestare attenzione a cosa stiamo facendo, a come ci sentiamo e a quello che stiamo provando.

In questo modo si impara a godere di più dell’attimo, a diventarne totalmente consapevoli di quello che viviamo e di come lo sentiamo. Si imparano a gestire i propri pensieri, riconoscendoli, comprendendoli e facendoli scivolare addosso dopo averli consapevolmente sentiti. Dopo aver compreso che sono solamente dei pensieri, siamo noi a dare loro il peso.

Perchè imparare a vedere e ad accettare le cose così come sono?

Non si può vincere sempre. Il cambiamento attorno a noi è imprescindibile, l’imprevisto è a volte una costante. O ci sembra tale. E’ impegnativo, ma importante, imparare ad accettare le cose così come vengono, ad accoglierle con serenità. Provando a non controllare ogni cosa ci si accorge che i “sali e scendi” della vita ci sconvolgeranno con meno facilità, risparmiandoci quindi una ricca dose di ansia. Imparare a vivere -e ad esserci- nel tempo presente: è una bella sfida.

Hai mai sentito parlare di mindfulness?

In quel momento mi sento bene… Ma che fatica!