Gli ingredienti della felicità

La felicità è l’esito dell’incontro di due componenti: le emozioni positive e la soddisfazione per la propria vita.

Questi due elementi, il primo più emotivo, il secondo legato ad aspetti maggiormente mentali, vivono in estrema sintonia: tanto più siamo soddisfatti della nostra vita, tanto più proveremo emozioni positive, che guideranno le nostre decisioni e influenzeranno la visione della nostra vita.

Provare emozioni positive significa stare bene, sentirsi gratificati e contenti. La felicità, in questa accezione, è intesa come una sensazione che accompagna alcuni momenti della nostra giornata, ma che, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a trattenere a lungo. Le emozioni sono legate ai pensieri: così come arrivano all’improvviso cedono il posto ad altre, diverse, magari opposte, in una continua alternanza che riempie i nostri momenti.

Essere soddisfatti della propria vita significa viverla in modo pieno e significativo. Agiamo e facciamo scelte seguendo ideali e valori personali. Abbiamo chiaro cosa sia importante per noi e agiamo di conseguenza. La felicità, da questo punto di vista, non è legata al fugace momento che stiamo vivendo, ma acquista un significato più profondo e duraturo, dando forma alla nostra idea di benessere.

Le due facce della felicità: una più mutevole l’altra più stabile ma di complessa definizione (a volte!).

Ti sei mai chiesto quale felicità stai inseguendo?

Le emozioni positive e negative si alternano nella nostra quotidianità: esistono imprevisti che modificano l’andamento della giornata e che, a volte, ci fanno mettere in discussione le priorità o riconsiderare rilevanza e organizzazione delle cose da fare. Ci sono dei momenti, quindi, in cui possiamo sentirci infelici ma comunque soddisfatti della nostra vita.

Stare bene con se stessi significa avere le armi per affrontare le situazioni che ci portano a provare emozioni negative e spiacevoli: dolore, tristezza, paura, rabbia (…). Una persona consapevole delle proprie risorse ed in grado di gestire ansia e stress vive con trasporto e compassione le emozioni che alterna durante il giorno, ma è in grado di non modificare drasticamente la percezione della qualità e la soddisfazione della propria vita. È importante non generalizzare le sensazioni negative, ma riconoscere quando e perché hanno avuto luogo, senza etichettarci, ma traendo insegnamento dalle esperienze fatte, ed essendo in grado di viverle per quello che sono: degli attimi. In questo modo la nostra felicità non seguirà esclusivamente l’onda del momento.

Come coltivare la soddisfazione per la nostra vita e non solo una felicità passeggera?

Dai uno sguardo a questi piccoli consigli. Ne usi qualcuno?

non giudicarti

La parte della felicità che si riferisce alla soddisfazione della propria vita dipende dalle azioni, dal significato che diamo alle scelte che facciamo: dai valori che perseguiamo e che, come una bussola, ci guidano nel nostro cammino verso il benessere. (Per saperne di più leggi qui)

Lo sforzo personale (e sì, si può far fatica!) sarà quello di leggere gli avvenimenti negativi e le piccole sconfitte personali  per quello che sono: delle lezioni di vita da cui trarre massimo vantaggio, e non degli errori da cui fuggire, evitando così di potenziare il loro effetto distruttivo sul nostro umore e sulla nostra autostima. Impariamo per prima cosa a non giudicarci. Vivere felici non significa evitare di provare emozioni negative, sarebbe impossibile, ma imparare ad affrontarle meglio.

 

 

Qual è il tuo talento? Autoefficacia e fiducia in sé

Hai mai pensato a quali siano i tuoi talenti? A cosa sei portato?

Il talento è una capacità innata, un’inclinazione naturale. Tutti noi siamo portatori di unicità: esiste almeno un aspetto speciale in ognuno di noi, ma non tutti abbiamo gli stessi interessi e le stesse inclinazioni. Il talento, per essere realmente tale, va riconosciuto, curato e vissuto.

Perché è importante essere consapevoli dei nostri talenti?

Entrare in contatto con le nostre capacità e averne piena consapevolezza ci permette di coltivare e sfruttare questi doni, potenziando quelli che, dal nostro punto di vista, possono essere rilevanti per il raggiungimento dei nostri scopi.

I nostri talenti, infatti, possono influire sulla scelta dei nostri obiettivi: la consapevolezza di avere una naturale inclinazione verso uno sport, ad esempio, ci porterà a scegliere un’attività fisica piuttosto che un’altra. O ancora avere coscienza di essere più portati per attività pratiche e manuali ci porterà a scegliere un’attività lavorativa più incline alle nostre competenze ed interessi .

Talenti… ad esempio?

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È necessario investire sul proprio talento tempo ed energie,  prendersene cura e avere consapevolezza della sua utilità per raggiungere il traguardo auspicato e il cambiamento desiderato. Per prima cosa dobbiamo chiarirci quali siano i nostri doni, in cosa ci sentiamo unici e speciali. Quindi valutare se vale la pena impegnarsi a coltivare un talento piuttosto che un altro in linea con quelli che sono i nostri desideri e sogni personali.

Prenditi del tempo per riflettere su di te.

I MIEI TALENTI

Il talento si sposa con il piacere: fare le cose con piacere ripaga l’impegno speso e ci motiva a essere perseveranti. Un’attività compiuta nel rispetto del proprio talento porta gioia, alla realizzazione e soddisfazione personale, creando ricordi piacevoli dell’attività vissuta.

Quando ti piaci? Quando dai il meglio di te?

I nostri talenti ci aiutano a definire il nostro valore come persona, aumentando la nostra autostima, per questo vanno valorizzati ed espressi al massimo. Immaginiamo di organizzare i nostri talenti in una speciale cassetta degli attrezzi che, a necessità, possiamo scegliere e estrarre quello migliore che ci permetta di raggiungere il nostro scopo: sono le nostre risorse alle quali attingere in momenti speciali della nostra vita e sulle quali fondare le nostre aspettative. Grazie a queste competenze uniche possiamo chiarirci cosa ci ha aiutato a raggiungere i nostri traguardi e in che modo potrebbe aiutarci per definire nuovi obiettivi. Diventiamo consapevoli di cosa possiamo offrire agli altri e al contempo riconoscere ed apprezzare i doni altrui.

Ti fidi di te?

Per mettere a frutto il proprio talento conta il “fare”: è necessario mettersi in gioco! Contano le azioni –e la fatica- che facciamo per raggiungere, con volontà, impegno e motivazione il nostro obiettivo. La psicologia parla di autoefficacia percepita in riferimento alla fiducia che ognuno di noi ha sulle proprie capacità. Mettiamo in atto delle azioni specifiche con la finalità di raggiungere gli effetti desiderati. La percezione della nostra autoefficacia ci permette di scegliere in autonomia degli obiettivi realistici, ma anche ambiziosi, che desideriamo perseguire. L’autoefficacia viene rafforzata dal successo ottenuto e dal talento mostrato perseguendo l’obiettivo desiderato.

E se fallisci?

I talenti vanno messi in pratica. È importante avere una predisposizione iniziale, una dote, ma come anticipato, il talento va allenato. A volte però la nostra motivazione e le nostre risorse non sono sufficienti per raggiungere un determinato obiettivo o il cambiamento auspicato. In questo caso è importante percepirsi in grado di  mantenere un impegno e non cedere allo sconforto. Comprendere che il fallimento sia circoscritto a quella situazione e non a tutte le dimensioni della nostra vita è cruciale, per non abbattersi. Rispondere agli imprevisti o ai fallimenti che possiamo vivere, riuscire a reagire in modo appropriato alle possibili frustrazioni ci aiuta a sviluppare una sorta di vaccinazione allo stress, evitando di cadere nella sua morsa. Le difficoltà che incontriamo sul nostro percorso, o le piccole cadute nelle quali possiamo incorrere, ci aiutano a comprendere il valore che ha l’impegno continuo e la motivazione. Nei momenti complessi e particolarmente sfidanti la perseveranza e la convinzione di farcela affinano la nostra capacità di resilienza,  permettendoci di riemergere più forti di prima e con un bagaglio di risorse aggiuntive dal quale attingere al bisogno. La fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità dipende da come elaboriamo e percepiamo le situazioni, più che dalla nostra prestazione in sé. Raggiungere un traguardo, anche piccolo, permette a ciascuno di noi di sentirsi efficaci e performanti, ed avere la convinzione di avere le doti ed i requisiti per andare ben oltre il risultato ottenuto, aumentando la fiducia nelle nostre competenze.

A cosa prestare attenzione? Come nasce l’autoefficacia?

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Sei pronto a creare il tuo elenco di talenti? Sei consapevole dei tuoi desideri e di quale siano le strade da percorrere per raggiungerli? 

Ti serve un aiuto per capire quali attrezzi hai già a disposizione e cosa aggiungere al tuo elenco? Scrivimi!

 

Sei diventato quello che desideravi da ragazzo? Cosa sono le aspettative

Una parte della mia attività la dedico all’orientamento professionale: aiuto i giovani studenti delle scuole superiori a creare un curriculum che risponda alle loro competenze professionali e personali, che rispecchi i loro desideri ed aspettative della futura vita lavorativa o accademica.

Dopo qualche attività di bilancio competenze, utile a loro per iniziare a far luce su chi sono e chi vorrebbero diventare, necessarie per me per comprendere chi ho di fronte, passiamo alla stesura del curriculum, descrivendo competenze comunicative, interpersonali e professionali, laddove già presenti, e molto altro.

È importante aiutare i ragazzi a chiarire quali siano le loro aspettative una volta terminate le scuole superiori.

Nelle scelte che faranno da adulti risponderanno alla loro ricerca di soddisfazione personale partendo dalla creazione di alcune aspettative sui loro eventi di vita: il lavoro, le relazioni sociali… esattamente come facciamo noi ogni giorno.

Quindi cosa sono le aspettative? Come si costruiscono nella nostra mente?

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Le aspettative riguardano quello che ci aspettiamo.

Tautologico? Sì, un po’!

Ma se ci pensiamo… Se fuori dalla porta del mio studio c’è scritto “dott.ssa Alessandra Grassi” il nuovo cliente si aspetterà di trovare una donna seduta alla scrivania. Se mi hanno parlato male di un ristorante e questa sera sono invitata a cena proprio lì, mi aspetto di non essere soddisfatta dei piatti che assaggerò. Partirò prevenuta!

Le aspettative sono l’insieme di convinzioni che ciascuno di noi possiede circa ogni aspetto del mondo. Riguardano noi – i nostri desideri e il nostro futuro-, gli altri, le relazioni sociali, il lavoro. Le nostre aspettative influenzano il nostro atteggiamento, continuamente. Condizionano il nostro pensiero in specifiche situazioni, il comportamento in contesti -e con persone- nuovi o già conosciuti. In pratica creiamo un’immagine mentale di quello che pensiamo che sarà la realtà che vivremo. Ci lasciamo coinvolgere in questo mondo parallelo anche dal punto di vista emotivo. Ed è per questo che è importante comprendere e chiarirci quali siano le nostre aspettative nelle situazioni che viviamo quotidianamente e nei confronti di obiettivi a lungo termine.

Ma facciamo un passo indietro!

Il nostro impegno, le decisioni e le fatiche sono mosse dalle nostre aspettative.

Le aspettative sono influenzate delle esperienze personali, dal vissuto emotivo di ognuno di noi, dalla percezione che abbiamo dell’aiuto degli altri, dalla nostra capacità di resilienza (la capacità individuale di gestire e superare momenti difficili). Influenzano il nostro modo di relazionarci con gli altri, di comunicare, di lavorare, la nostra motivazione. Determinano i nostri obiettivi.

Le nostre aspettative cambiano, si evolvono nel nostro processo di crescita.

Se ci pensiamo bene, però, spesso le cose non vanno come ci aspettiamo.

“Ho studiato con impegno e dedizione per l’esame all’università mi aspetto di prendere un bel voto”

Può però accadere che, stanco della notte sui libri, tu perda il treno e non riesca a raggiungere la facoltà in tempo per dare l’esame.

“Se mi dimostro attento e disponibile alle richieste dell’azienda mi aspetto che il capo mi conceda l’aumento richiesto e tanto desiderato”

Potrebbe accadere che il capo ti proponga il desiderato aumento ma esclusivamente se cambi sede lavorativa.

Quando la realtà dei fatti non rispecchia le nostre aspettative cosa ci succede?

Panico!!! Quando la realtà si dimostra differente da come l’avevamo immaginata l’aspettativa iniziale lascia spazio alla delusione.

Le cose non vanno sempre come si desidera, o ci si aspetta. Non è possibile controllare tutto quello che accade attorno a noi. Non è possibile prevedere gli imprevisti o leggere nella mente delle persone che abbiamo di fronte per capire esattamente cosa vorrebbero da noi e viceversa. Non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non abbiamo chiaro che non è possibile avere sempre un riscontro positivo solo perchè lo vogliamo ardentemente o perchè abbiamo faticato tanto per raggiungerlo.

E’ importante avere una buona gestione delle proprie aspettative, essere in grado di modulare la loro altezza.

Come? Come fare per non farci cogliere impreparati dalla mancata realizzazione delle nostre aspettative?

Come evitare di rimanere eccessivamente delusi dal mancato raggiungimento di un obiettivo?

Dunque, considera come punto di partenza questi tre aspetti:

  • Imparare a controllare e gestire le proprie aspettative significa essere in grado di bilanciare le nostre risorse durante la ricerca del nostro traguardo, quindi avere in primis la consapevolezza di quali sianao i nostri punti di forza -e di debolezza-.
  • Sviluppare e coltivare una buona intelligenza emotiva, imparare cioè a capire e gestire in modo consapevole le nostre emozioni e quelle degli altri, ci eviterà di crearci delle forti attese, associate ad emozioni altrettanto elevate, che potrebbero generare grandi delusioni, crisi di ansia e panico qualora non vada tutto secondo i piani. I tuoi!
  • Adottare delle prospettive critiche, attenzione non pessimistiche, ma scettiche, ci permetterà di vivere meglio il momento, il qui ed ora. Gli imprevisti accadono. Sempre. Non possiamo avere tutto sotto controllo!

Credere in se stessi è il primo e fondamentale step per fare tutto questo. La nostra autostima è influenzata dal nostro modo di pensarci e vederci, dal nostro vissuto ed esperienze. A sua volta determina la nostra forza di volontà, la motivazione e la scelta dei nostri obiettivi.

La nostra autostima è in continuo cambiamento, a volte è forte, altre vacilla. Va coltivata! Posso aiutarti a farlo!

Cosa ne pensi? Tu sei diventato quello ti aspettavi? Ti sei accorto che anche il migliore dei piani di azione alle volte può non raggiungere l’obiettivo? Come reagisci?

 

 

 

 

 

 

 

Ripensi mai ai tuoi errori? La preoccupazione per il successo

Passiamo gran parte della nostra vita cercando il piacere, provando a vivere momenti di gioia, di allegria, di spensieratezza.

Circondati da amici, o in momenti privati, siamo costantemente alla ricerca della felicità, evitando, o cercando quantomeno di ridurre al minimo il dolore.

Quasi senza accorgercene viviamo le giornate bianche o nere: felici o tristi. Ignoriamo e non prestiamo attenzione a tutto quello che, dal nostro punto di vista, non rientra nell’una o nell’altra categoria. In questo modo non viviamo nella pienezza del momento! E’ un po’ come vivere la settimana da spettatori passivi aspettando il weekend, che inesorabilmente passa… e magari senza troppe emozioni.

O meglio, le emozioni le sentiamo e viviamo, ma spesso non ne siamo totalmente consapevoli!

Durante i miei corsi, per introdurre il discorso sulla consapevolezza emotiva e sulla sua importanza per imparare a vivere, comprende e quindi a gestire le emozioni negative, solitamente chiedo ai partecipanti di fare una riflessione su di loro, la stessa che ora chiedo a te.

Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata, sederti comodamente sul divano e sentirti triste o nervoso o agitato senza sapere bene perchè? Hai un peso sullo stomaco e non riesci a capire da cosa sia dovuto? O quale, tra i tanti eventi della giornata, ti abbia causato questa sensazione di ansia, più di altri?

Alle volte siamo così tanto concentrati al raggiungimento di un obiettivo che non prestiamo attenzione ai nostri stati d’animo. Spesso non godiamo della piacevole compagnia o dei bei momenti della domenica pomeriggio perchè la nostra mente, più o meno consapevolmente, è già settata sugli impegni del lunedì!

Ci hai mai pensato?

Quindi ti invito a riflettere anche a questo: quanto dura la tua soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo? Per quanto tempo riesci a godere delle gioie del risultato raggiunto prima di buttarti a capofitto in una nuova ricerca del piacere? Quanto ci metti ad abituarti al nuovo livello di benessere trovato prima di considerarlo un’abitudine e desiderare qualcosa in più? Forse, come ci stimola Siegel (2012) a pensare, la tua mente è continuamente alla ricerca della felicità perchè convinta che si trovi da qualche parte nel futuro. Spesso la gioia del traguardo raggiunto dura molto meno del rimpianto o rammarico di non essere arrivati dove avremmo sperato.

La continua ricerca del successo e le preoccupazioni per il futuro se da una parte ci costringono a continui e malsani confronti con gli altri, dall’altra ci fanno dimenticare che noi vinciamo e perdiamo continuamente. Gli eventi spesso non vanno come vorremmo, non è possibile prevedere cosa succeda in futuro e come si evolveranno certe situazioni. Qui entra in gioco la nostra capacità di resilienza, la nostra abilità di resistere agli urti, la nostra abilità di resistere ai cambiamenti non cercati o voluti.E quindi alla nostra capacità di vivere i momenti piacevoli e belli tanto quanto concedersi il lusso di piangere quando siamo tristi o addolorati, senza scappare di fronte alle emozioni negative, ma affrontandole e permettendo di capire cosa ci capita quando le proviamo e come ci sentiamo sia nel corpo che nel cuore. Competenza che va allenata e coltivata.

Siegel, riprendendo alcuni considerazioni sulla pratica della Mindufulness,  offre un valido spunto di riflessione per considerare cosa percepiamo come una sconfitta e come ci sentiamo quando commettiamo degli errori e non raggiungiamo il traguardo sperato.

Prova a compilare questa tabella.

che-disfatta

Se la compiliamo con onestà potremmo trovare molti episodi da inserire in entrambe le colonne. Magari alcuni si ripetono.

Cosa ne dici? Ci sono delle costanti? Ci sono situazioni o dei temi che si ripetono più di altri?

Questo breve esercizio è solo una piccola parte del lavoro che puoi fare su di te per comprendere come crei e vedi la tua identità, quali sono i tuoi valori e le tue convinzioni, e quali aspetti della tua vita consideri come pregnanti rispetto ad altri.

Imparare dagli errori commessi non è semplice e spesso la nostra mente si perde in pensieri riguardanti eventi passati, non considerandoli come passati, ma come ferite che bruciano ancora e non ci fanno godere appieno del presente. Siamo portati a pensare che se non siamo felici è esclusivamente per colpa nostra, per le scelte sbagliate fatte e siamo portati a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in noi. Dimentichiamo che non siamo onnipotenti e non solo non possiamo prevedere il futuro, ma siamo spesso certi dell’esito negativo delle nostre iniziative “mi è sempre andata male, andrà male anche questa volta!“.

Imparare a smettere di pensare al passato o al futuro concentrandosi sul momento presente ci aiuta a migliorare la nostra autostima e ci insegna a considerare ogni evento e ogni nostro pensiero ad esso legato, come ad una nuova esperienza o sensazione, da vivere e comprendere e poi lasciare andare. Essere mindful significa cambiare atteggiamento nei confronti dei nostri vissuti.

Ripensi mai ai tuoi errori? E’ più che normale! L’importante è che questi pensieri non blocchino la tua capacità di superare gli ostacoli o gli imprevisti che potrai trovare sulla tua strada. Serve allenamento e buona volontà. Ma vivere nel presente ti ripagherà degli sforzi fatti!

Se potessi iniziare una nuova attività cosa faresti? Tra Freud e Motivazioni

motivazione

Domanda eccezionale!

Me la sono posta tantissime volte! Diploma da insegnante della scuola dell’infanzia, mi sono iscritta alla facoltà di psicologia perchè da ragazza coltivavo il sogno di scrivere un libro sullo sviluppo psicosessuale del bambino.  Alle superiori avevo scelto il titolo: “A letto con Freud“. Ma la vita è così, imprevedibile, ed eccomi qui: libera professionista, consulente e formatrice che si destreggia tra aziende e clienti privati adulti e adolescenti.

Un libro però l’ho scritto, dopo un annetto dalla fine del mio percorso del  mio dottorato. Nulla a che vedere con bambini o Freud. Si intitola “Tecnologie emotive. Nuovi Media per Migliorare la Qualità della Vita e Ridurre lo Stress“. Dacci un occhio!

Contenta? Sì certo! Soddisfatta? Moltissimo!

Ma questa domanda me la faccio ancora. Se non fosse andata così cosa avrei fatto? Se volessi mischiare nuovamente le carte in tavola in cosa mi butterei? Mi sento molto realizzata in quello che faccio, ma gli imprevisti, le sfide, le difficoltà che tutti noi incontriamo sul lavoro, alle volte mi fanno pensare “e se decidessi di cambiare vita e buttarmi in tutt’altro? Un lavoro più stabile, uno stipendio fisso, delle tranquillità che oggettivamente al momento non ho. Cosa farei?”

Sono diverse le risposte che mi sono data negli anni: la dogsitter vince sempre su tutte, aria aperta, passeggiate, animali! Ma sono passata anche per la guida alpina, la maestra di pilates… Effettivamente tutte professioni lontane dalla stabilità, ma cosa ci posso fare, è la mia forma mentis, non si scappa!

Di una cosa sono certa. Posso fare tutto quello che voglio! Tutto. Perchè una delle cose più importanti che servono quando si prende una decisione, quando si sceglie la direzione da prendere, la via da seguire, nella vita privata così come in quella professionale, è la motivazione. Se ce l’hai vai dove vuoi!

Cos’è la motivazione? Cosa vuol dire essere motivati?

La motivazione funziona esattamente come una molla: ci spinge ad agire, a muoverci, a rincorrere un desiderio, un obiettivo, un cambiamento, risponde ad un nostro bisogno. Non è stabile, varia nel corso della vita, nei diversi ambiti della vita ed a seconda delle persone che viviamo.

Esistono le motivazioni primarie, che rispondono ai bisogni fondamentali per la sopravvivenza, come dormire, bere e mangiare. E le motivazioni secondarie,  espressione di bisogni più complessi, di natura individuale (realizzazione di sè)  e sociale (amore, appartenenza, cooperazione).

Da cosa dipende?

Dipende da quelli che sono i nostri desideri, dalle aspettative che abbiamo nei confronti della nostra vita e delle nostre scelte, fatte per raggiungere un obiettivo.

Dipende dal nostro grado di autostima, da quanto ci vogliamo bene e quanto crediamo in noi.

Dipende dalla nostra percezione di autoefficacia, da quanto siamo convinti di essere capaci di affrontare una specifica sfida.

Questi tre ingredienti vanno a creare la base della tua motivazione.

Ogni scelta che compiamo è spinta da motivazioni differenti, personali o di interesse più ampio: soldi, affetto, amore, successo, benessere personale, supporto sociale…

E a te cosa ti motiva? Cosa ti spinge a compiere delle scelte? E cosa faresti se decidessi di iniziare una nuova attività?

Hai mai dubitato di te?

autostima.jpgQuanto ti conosci?

Eheheh solitamente non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, ma facciamo un’eccezione in questo caso!

Perchè? Beh perchè voglio farti riflettere sulle cose belle che fai, sulle tue potenzialità e sulle tue risorse, sul modo in cui affronti  i problemi e le scelte della vita… insomma sulla tua autostima!

Cos’è l’autostima?

E’ il giudizio positivo che ciascuno di noi si attribuisce, la fiducia che ciascuno di noi ha delle proprie capacità, il sentirsi bene con noi stessi. E’ un aspetto in continua evoluzione: si costruisce giorno dopo giorno. Dipende da come ci percepiamo e  da come vorremmo diventare: in pratica se come vorremmo essere (il sè ideale) è vicino a quello che siamo (il sè reale) abbiamo una buona dose di autostima, ci sentiamo soddisfatti di noi! Avere fiducia in sè stessi è il primo passo per arrivare alla crescita personale… e al successo professionale 😉 : siamo più determinati e motivati a voler raggiungere i nostri obiettivi. Ci sentiamo ingaggiati ed in carreggiata, pronti ad iniziare nuove avventure, convinti di riuscire a raggiungere le nostre mete.

Al contrario chi ha una bassa autostima non si sente sicuro del proprio valore ed ha sempre paura di compiere delle scelte sbagliate. Quando vive un fallimento, per quanto piccolo, soffre moltissimo, quando invece ottiene un buon risultato tende a sminuirlo, non dandosi il  giusto merito del traguardo raggiunto.

Le domande cruciali quindi sono due:

  1. “Cosa penso di me?”
  2. “Cosa è importante per me?”

Il discorso è sicuramente ampio e non è possibile esaurirlo in poche righe … ma voglio metterti la pulce nell’orecchio ed invitarti ad iniziare a riflettere su quanto vali e come, in certe situazioni, sei più volenteroso e motivato a rimboccarti le maniche per portare a termine un lavoro… mentre in altre ti sembra di non sapere da che parte girarti per risolvere l’inghippo incontrato.

Ci hai mai pensato? Hai chiaro quali siano i tuoi punti di forza? E i tuoi limiti? Sei consapevole di cosa ti spinge a compiere scelte e cosa ti costringe a rimandare altre decisioni?

SOS autostima contattami per fare due chiacchiere… ma prima magari leggi qui sotto, e inizia a pensarci un po’ sù

Come accrescere l’autostima? Ecco… giusto un assaggio in tre piccole mosse

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A quale vacanza ripensi con più nostalgia?

nostalgia.jpgQuando ero ragazzina aspettavo con il cuore in mano il momento dello sviluppo delle fotografie fatte in vacanza.

Non c’erano le macchine digitali, figuriamoci i cellurari!

Era quello il momento in cui mi lasciavo totalmente trasportare dai ricordi, cercando di riportare alla mente come stavo, con chi ero, che cosa stessi facendo, quali profumi stessi scoprendo nel momento in cui scattava il “click“.

Quanta nostalgia che provavo! E che provo tuttora alla fine di una nuova avventura. Mi definirei una persona molto nostalgica in effetti.

Hai mai provato questa sensazione? Ti sei mai sentito nostalgico al termine di un viaggio… o magari anche di una bella serata in compagnia? Come ti sei sentito? Quali pensieri hai avuto?

Ma cos’è la nostalgia? A cosa serve?

La nostalgia è un’emozione.

L’emozione è l’esito di un processo di valutazione della situazione che stiamo vivendo. Praticamente… noi valutiamo ogni evento che viviamo. Più o meno consapevolmente decidiamo se sono situazioni piacevioli o spiacevoli, se sono nuove o già vissute, se abbiamo gli strumenti per superare le difficoltà che potremmo incontrare, ed in caso opposto cerchiamo chi possa aiutarci.

Non mi addentro troppo, avremo modo di parlare delle emozioni, ma il punto centrale è che ogni emozione che proviamo durante il giorno è la risultante di questa riflessione. Infatti se valutiamo che la situazione è piacevole, che ci sentiamo bene in quel momento e in quel contesto proveremo un’emozione positiva (gioia, soddisfazione, interesse). Al contrario se valutiamo la situazione come spiacevole proveremo delle emozioni negative (noia, tristezza, rabbia).

La nostalgia è quell’emozione che ci porta a pensare a qualcosa del passato, un passato che non possiamo chiaramente rivivere: potremmo immaginarla vicina alla tristezza, quindi ad uno sguardo rapido potrebbe sembrare un’emozione negativa. Ma accanto alla consapevolezza e quindi all’accettazione del tempo che non può tornare indietro, fornisce anche un senso piacevole e di appagamento per il momento vissuto.

E’ possibile sfruttare la nostalgia per migliorare il proprio umore. Può sembrare un ossimoro ma, negli ultimi anni, le ricerche psicologiche sulle emozioni positive hanno evidenziato che il riportare alla mente episodi piacevoli del passato aiuta l’incremento del buon umore e la gestione degli stati d’ansia e stress (cito Barbara Fredrickson, ma anche Routledge). La nostalgia permette di aumentare la nostra autostima ed identificare e confermare i nostri valori e bisogni. Non solo… aumenta il desiderio di contatto sociale, di ricerca e di vicinanza dell’altro: ci piace condividere i nostri ricordi con qualcuno 😉

Ok… adesso te lo richiedo… a quale vacanza ripensi con più nostalgia? Cosa provi? Quali sensazioni ti scatenano questi ricordi?