Qual è il tuo talento? Autoefficacia e fiducia in sé

Hai mai pensato a quali siano i tuoi talenti? A cosa sei portato?

Il talento è una capacità innata, un’inclinazione naturale. Tutti noi siamo portatori di unicità: esiste almeno un aspetto speciale in ognuno di noi, ma non tutti abbiamo gli stessi interessi e le stesse inclinazioni. Il talento, per essere realmente tale, va riconosciuto, curato e vissuto.

Perché è importante essere consapevoli dei nostri talenti?

Entrare in contatto con le nostre capacità e averne piena consapevolezza ci permette di coltivare e sfruttare questi doni, potenziando quelli che, dal nostro punto di vista, possono essere rilevanti per il raggiungimento dei nostri scopi.

I nostri talenti, infatti, possono influire sulla scelta dei nostri obiettivi: la consapevolezza di avere una naturale inclinazione verso uno sport, ad esempio, ci porterà a scegliere un’attività fisica piuttosto che un’altra. O ancora avere coscienza di essere più portati per attività pratiche e manuali ci porterà a scegliere un’attività lavorativa più incline alle nostre competenze ed interessi .

Talenti… ad esempio?

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È necessario investire sul proprio talento tempo ed energie,  prendersene cura e avere consapevolezza della sua utilità per raggiungere il traguardo auspicato e il cambiamento desiderato. Per prima cosa dobbiamo chiarirci quali siano i nostri doni, in cosa ci sentiamo unici e speciali. Quindi valutare se vale la pena impegnarsi a coltivare un talento piuttosto che un altro in linea con quelli che sono i nostri desideri e sogni personali.

Prenditi del tempo per riflettere su di te.

I MIEI TALENTI

Il talento si sposa con il piacere: fare le cose con piacere ripaga l’impegno speso e ci motiva a essere perseveranti. Un’attività compiuta nel rispetto del proprio talento porta gioia, alla realizzazione e soddisfazione personale, creando ricordi piacevoli dell’attività vissuta.

Quando ti piaci? Quando dai il meglio di te?

I nostri talenti ci aiutano a definire il nostro valore come persona, aumentando la nostra autostima, per questo vanno valorizzati ed espressi al massimo. Immaginiamo di organizzare i nostri talenti in una speciale cassetta degli attrezzi che, a necessità, possiamo scegliere e estrarre quello migliore che ci permetta di raggiungere il nostro scopo: sono le nostre risorse alle quali attingere in momenti speciali della nostra vita e sulle quali fondare le nostre aspettative. Grazie a queste competenze uniche possiamo chiarirci cosa ci ha aiutato a raggiungere i nostri traguardi e in che modo potrebbe aiutarci per definire nuovi obiettivi. Diventiamo consapevoli di cosa possiamo offrire agli altri e al contempo riconoscere ed apprezzare i doni altrui.

Ti fidi di te?

Per mettere a frutto il proprio talento conta il “fare”: è necessario mettersi in gioco! Contano le azioni –e la fatica- che facciamo per raggiungere, con volontà, impegno e motivazione il nostro obiettivo. La psicologia parla di autoefficacia percepita in riferimento alla fiducia che ognuno di noi ha sulle proprie capacità. Mettiamo in atto delle azioni specifiche con la finalità di raggiungere gli effetti desiderati. La percezione della nostra autoefficacia ci permette di scegliere in autonomia degli obiettivi realistici, ma anche ambiziosi, che desideriamo perseguire. L’autoefficacia viene rafforzata dal successo ottenuto e dal talento mostrato perseguendo l’obiettivo desiderato.

E se fallisci?

I talenti vanno messi in pratica. È importante avere una predisposizione iniziale, una dote, ma come anticipato, il talento va allenato. A volte però la nostra motivazione e le nostre risorse non sono sufficienti per raggiungere un determinato obiettivo o il cambiamento auspicato. In questo caso è importante percepirsi in grado di  mantenere un impegno e non cedere allo sconforto. Comprendere che il fallimento sia circoscritto a quella situazione e non a tutte le dimensioni della nostra vita è cruciale, per non abbattersi. Rispondere agli imprevisti o ai fallimenti che possiamo vivere, riuscire a reagire in modo appropriato alle possibili frustrazioni ci aiuta a sviluppare una sorta di vaccinazione allo stress, evitando di cadere nella sua morsa. Le difficoltà che incontriamo sul nostro percorso, o le piccole cadute nelle quali possiamo incorrere, ci aiutano a comprendere il valore che ha l’impegno continuo e la motivazione. Nei momenti complessi e particolarmente sfidanti la perseveranza e la convinzione di farcela affinano la nostra capacità di resilienza,  permettendoci di riemergere più forti di prima e con un bagaglio di risorse aggiuntive dal quale attingere al bisogno. La fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità dipende da come elaboriamo e percepiamo le situazioni, più che dalla nostra prestazione in sé. Raggiungere un traguardo, anche piccolo, permette a ciascuno di noi di sentirsi efficaci e performanti, ed avere la convinzione di avere le doti ed i requisiti per andare ben oltre il risultato ottenuto, aumentando la fiducia nelle nostre competenze.

A cosa prestare attenzione? Come nasce l’autoefficacia?

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Sei pronto a creare il tuo elenco di talenti? Sei consapevole dei tuoi desideri e di quale siano le strade da percorrere per raggiungerli? 

Ti serve un aiuto per capire quali attrezzi hai già a disposizione e cosa aggiungere al tuo elenco? Scrivimi!

 

Vai dove ti porta il cuore? Il valore della direzione

Che direzione sta prendendo la tua vita? Dove stai andando?

Entro a gamba tesa!

Quante volte te lo sei chiesto nell’ultimo mese? Nell’ultima settimana? E oggi? Quante volte ti sei fermato e ci hai riflettuto? Parlo di pensieri seri, quelli dai quali a volte scappi perché confondono e pesano!

Sei soddisfatto della tua vita? Il tuo viaggio sta procedendo come te lo immaginavi? Stai andando dove desideri?

E’ importante avere le chiare le mete verso le quali ci stiamo muovendo, è centrale interrogarsi se stiamo percorrendo la via che ci porterà alla nostra felicità: cosa cerchiamo e cosa ci manca per ottenerla. Avere un obiettivo, uno scopo, significa avere chiara la direzione che le nostre azioni avranno ed il senso delle nostre scelte. Gli obiettivi sono le nostre aspirate mete, i punti di arrivo che ci prefiggiamo di raggiungere. Possono cambiare nel tempo a seconda dei nostri bisogni e necessità, a seguito di una valutazione delle nostre competenze o dopo alcuni cambiamenti della nostra vita.

Ti  sei mai trovato in una situazione in cui hai dovuto cambiare i tuoi obiettivi? In cui ti sei sentito costretto a modificare i tuoi desideri? Succede qualcosa che modifica la tua omeostasi, un imprevisto mette a repentaglio il tuo equilibrio e devi riconsiderare alcune parti della tua vita.

Come puoi ripartire? Come fai ordine tra i pensieri? Da dove ri-cominciare?

Riparti dai valori! Devi tornare alle origini, ripensare a quali sono i valori che hai scelto come bussola nella tua vita.

Cosa sono i valori?

Sono i comportamenti che adottiamo per raggiungere i nostri traguardi. Il valore indica il come, il modo in cui agiamo per arrivare ai nostri obiettivi. I valori sono parte di noi, sono le qualità che accompagnano le nostre azioni.

Ti faccio un esempio: se decido di vivere una vita perseguendo i valori di lealtà e giustizia non commetterò mai un furto. O ancora se altruismo e generosità guidano il mio comportamento potrò decidere di dedicare del tempo al volontariato mettendo a disposizione di altri il valore in cui credo e agendo di conseguenza per vivere in coerenza e pienezza.

Indicano cosa per noi è importante e guidano le nostre scelte. Sono i perni saldi sui quali si basa la nostra esistenza: sono una caratteristica stabile della nostra vita per questo motivo è fondamentale averli ben chiari e utilizzarli come molla per agire un cambiamento di obiettivo o di prospettiva. Sono il tuo punto di partenza per ri-partire. Quali seguire è una scelta personale: alcuni nostri amici e conoscenti ne condividono alcuni con noi.

Quali valori accompagnano le tue azioni?

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Perchè sono così importanti?

I valori ci motivano ad agire in un determinato modo, danno significato alla nostra vita. Offrono spunti di riflessione e ci permettono di provare soddisfazione e serenità in quello che facciamo ed un profondo senso di pace interiore.

Gli obiettivi si possono raggiungere… o mancare. I valori che si scelgono di seguire permangono nel tempo e aiutano a confrontarci con entrambi questi scenari e a re-agire di conseguenza. Per vivere coerenti con sé stessi.

Hai riflettuto su quali siano i tuoi valori? Qual è il motore che spinge la tua vita? Quali gli ingredienti che la compongono?

Bene! E adesso cosa puoi fare?

La mossa successiva è identificare un obiettivo che sia in linea con le qualità che decido di seguire: devi passare all’azione! Spesso mi trovo a ripetere -e a ripetermi- “se ti muovi il mondo si muove con te”, quindi muoviti! Crea un piano di azione che, a partire dalle tue profonde convinzioni, ti aiuti a raggiungere il cambiamento desiderato e magari l’obiettivo tanto aspirato.

Come si crea un efficace piano di azione?

Arrivare ad un cambiamento non è sempre semplice, può coinvolgere molti aspetti della nostra vita e ci invita a riflettere sulle nostre priorità e risorse, a fare un attento esame della realtà che viviamo e scegliere dove arrivare… il come adesso lo sai già!

Ecco un piccolo aiuto per supportarti nella stesura del tuo prossimo obiettivo!

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Adesso non resta altro che fare un po’ di ordine in quelle che sono le tue proprità e opportunità e scegliere da cosa iniziare.

A che punto sei con i tuoi ragionamenti? Cosa ne pensi? Posso aiutarti?

Contattami qui!

 

Lo sai fermare il pensiero? Cosa ci succede quando scegliamo

Noi pensiamo. Sempre. Ininterrottamente. La mente è come il cuore: va da sola.

Pensiamo  ad eventi passati: a come ci abbiano fatto sentire, magari rimpiangendoli o fantasticando su come sarebbero andate le cose se…

Pensiamo agli eventi futuri, spesso con ansia e preoccupazione per quello che sarà, o meglio per quello che potrebbe essere o vorremmo che fosse.

I nostri pensieri influenzano il nostro modo di interpretare gli eventi e le relazioni, i nostri comportamenti e le decisioni. I nostri stati d’animo. Continuamente, tutto il giorno.

Non sempre possiamo scegliere a cosa pensare. A volte i pensieri arrivano, all’improvviso, senza mai essere stati realmente invitati. Imparare ad ascoltare i nostri pensieri, ed accogliere anche il più fievole e timido, è fondamentale per evitare di sentire le nostre emozioni come se fossero su un treno in corsa: come se avessimo l’umore fuori controllo. Eppure in certi momenti della nostra vita è molto difficile seguirne il flusso.

Cosa ci accade quando dobbiamo fare delle scelte difficili?

Hai mai vissuto un periodo nel quale, dovendo scegliere tra alcune opportunità, ti sei trovato a non sapere bene quale cogliere? Un momento in cui, non avendo chiare le conseguenze di una tua scelta, procrastini la decisione?

Mettiamo, per esempio, che ti venga offerto un posto di lavoro a cui aspiravi da tempo, in una società che hai sempre guardato con molto interesse. Sarai maggiormente retribuito rispetto al tuo impiego attuale e lavorerai in un palazzo poco distante dalla tua attuale postazione.

Dopo alcune riflessioni e considerazioni, potresti arrivare a concludere che l’offerta ricevuta sia molto interessante e cambiare lavoro: i vantaggi della proposta sono evidenti.

Quando una direzione è nettamente preferibile all’altra siamo più facilitati a scegliere.

Poniamo invece il caso che il datore di lavoro ti dica che la sede dove lavorerai è a circa 60 chilometri da casa, più del doppio della distanza che fai attualmente.

Questo secondo scenario  potrebbe rendere la presa di decisione più complessa. Se cambi lavoro andrai a fare quello che desideri e con uno stipendio nettamente superiore all’attuale. Ma il luogo di lavoro è decisamente più lontano da casa. Dovrai cambiare molte tue abitudini. L’organizzazione della tua giornata subirà notevoli modifiche e cambieranno inevitabilmente molte cose.  D’altro canto se resti dove sei non dovrai effettuare nessuno sconvolgimento nella tua vita, ma non è detto che sarai soddisfatto e che non penserai in continuazione “se avesssi cambiato forse le cose ora sarebbero diverse”.

È difficile scegliere tra opzioni che hanno sia lati positivi che negativi.

Cosa proviamo in questi momenti?

Quando dobbiamo prendere delle decisioni importanti possiamo provare un senso di smarrimento, di indecisione e ansia pensando al futuro.

Scatta in noi un dialogo interno: un conflitto nella nostra mente.  I nostri pensieri tendono a mostrarci scenari ideali, positivi e negativi, sulle (possibili) conseguenze delle scelte. La nostra mente ci porta a vedere quello che potrebbe accadere qualora decidessimo di scegliere una strada rispetto all’altra. Un film mentale, carico di aspettative e dubbi: in realtà non sappiamo come andranno realmente le cose, ma la mente cerca di dare dei significati a quelli che sono i nostri pensieri, traducendoli in ipotesi ad alto contenuto emotivo. Ci sentiamo confusi. Se non siamo in grado di tenere sotto controllo il livello di ansia che sentiamo  può capitare di sentirsi bloccati: non riusciamo a decidere cosa fare e come farlo.

Ripetiamo i nostri monologhi  per decine e decine di volte… senza trovare una quadra!

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Quindi cosa facciamo?

Evitiamo di pensarci: desiderosi di sfuggire al nostro conflitto interno allontaniamo il momento della scelta, tenendo le distanze da quei pensieri così rumorosi, quasi fastidiosi, ed i dubbi che viviamo. Sembra che non sia mai il “momento buono” per dar loro il peso che meritano. Appunto, siamo confusi e un po’ spaventati.

Siamo frustrati, arrabbiati e ci autoaccusiamo perché non riusciamo a sbloccarci, non vediamo soluzioni. La sensazione di esasperazione che proviamo è forte e ci sentiamo in trappola. Purtroppo evitare di pensare ad una situazione senza risolverla non ha, nella maggior parte dei casi, l’effetto desiderato. Il pensiero torna.

“Non pensare a un orso bianco!”

Wegner (1994) ha studiato questo paradosso. In un suo esperimento ha chiesto ai partecipanti di non pensare ad un orso bianco per 5 minuti, durante i quali avrebbero dovuto scrivere su un foglio i pensieri che passavano loro per la testa. Nel caso in cui il pensiero andasse verso l’orso bianco avrebbero dovuto suonare un campanello… ebbene il campanello ha suonato in continuazione.

Più ci sforziamo di non pensare a qualcosa, più la nostra mente ci porterà a farlo.

Qual è la via d’uscita in questo loop mentale? Come possiamo calmare il nostro conflitto interno?

Iniziamo con 3 consigli!

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Faticoso. Molto. Da più punti di vista. Occorre donarsi tempo, per pensare a se stessi, per guardare con occhio critico ai nostri desideri ed aspettative, per valutare le nostre risorse e finalmente dare il giusto valore alle opportunità che incontriamo. Ricorda: l’autostima si coltiva! Anche il coraggio.

Tu le “senti le voci”? Hai mai provato, con fatica, ad allontanare una decisione? Proviamo ad affrontarla insieme?

Ripensi mai ai tuoi errori? La preoccupazione per il successo

Passiamo gran parte della nostra vita cercando il piacere, provando a vivere momenti di gioia, di allegria, di spensieratezza.

Circondati da amici, o in momenti privati, siamo costantemente alla ricerca della felicità, evitando, o cercando quantomeno di ridurre al minimo il dolore.

Quasi senza accorgercene viviamo le giornate bianche o nere: felici o tristi. Ignoriamo e non prestiamo attenzione a tutto quello che, dal nostro punto di vista, non rientra nell’una o nell’altra categoria. In questo modo non viviamo nella pienezza del momento! E’ un po’ come vivere la settimana da spettatori passivi aspettando il weekend, che inesorabilmente passa… e magari senza troppe emozioni.

O meglio, le emozioni le sentiamo e viviamo, ma spesso non ne siamo totalmente consapevoli!

Durante i miei corsi, per introdurre il discorso sulla consapevolezza emotiva e sulla sua importanza per imparare a vivere, comprende e quindi a gestire le emozioni negative, solitamente chiedo ai partecipanti di fare una riflessione su di loro, la stessa che ora chiedo a te.

Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata, sederti comodamente sul divano e sentirti triste o nervoso o agitato senza sapere bene perchè? Hai un peso sullo stomaco e non riesci a capire da cosa sia dovuto? O quale, tra i tanti eventi della giornata, ti abbia causato questa sensazione di ansia, più di altri?

Alle volte siamo così tanto concentrati al raggiungimento di un obiettivo che non prestiamo attenzione ai nostri stati d’animo. Spesso non godiamo della piacevole compagnia o dei bei momenti della domenica pomeriggio perchè la nostra mente, più o meno consapevolmente, è già settata sugli impegni del lunedì!

Ci hai mai pensato?

Quindi ti invito a riflettere anche a questo: quanto dura la tua soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo? Per quanto tempo riesci a godere delle gioie del risultato raggiunto prima di buttarti a capofitto in una nuova ricerca del piacere? Quanto ci metti ad abituarti al nuovo livello di benessere trovato prima di considerarlo un’abitudine e desiderare qualcosa in più? Forse, come ci stimola Siegel (2012) a pensare, la tua mente è continuamente alla ricerca della felicità perchè convinta che si trovi da qualche parte nel futuro. Spesso la gioia del traguardo raggiunto dura molto meno del rimpianto o rammarico di non essere arrivati dove avremmo sperato.

La continua ricerca del successo e le preoccupazioni per il futuro se da una parte ci costringono a continui e malsani confronti con gli altri, dall’altra ci fanno dimenticare che noi vinciamo e perdiamo continuamente. Gli eventi spesso non vanno come vorremmo, non è possibile prevedere cosa succeda in futuro e come si evolveranno certe situazioni. Qui entra in gioco la nostra capacità di resilienza, la nostra abilità di resistere agli urti, la nostra abilità di resistere ai cambiamenti non cercati o voluti.E quindi alla nostra capacità di vivere i momenti piacevoli e belli tanto quanto concedersi il lusso di piangere quando siamo tristi o addolorati, senza scappare di fronte alle emozioni negative, ma affrontandole e permettendo di capire cosa ci capita quando le proviamo e come ci sentiamo sia nel corpo che nel cuore. Competenza che va allenata e coltivata.

Siegel, riprendendo alcuni considerazioni sulla pratica della Mindufulness,  offre un valido spunto di riflessione per considerare cosa percepiamo come una sconfitta e come ci sentiamo quando commettiamo degli errori e non raggiungiamo il traguardo sperato.

Prova a compilare questa tabella.

che-disfatta

Se la compiliamo con onestà potremmo trovare molti episodi da inserire in entrambe le colonne. Magari alcuni si ripetono.

Cosa ne dici? Ci sono delle costanti? Ci sono situazioni o dei temi che si ripetono più di altri?

Questo breve esercizio è solo una piccola parte del lavoro che puoi fare su di te per comprendere come crei e vedi la tua identità, quali sono i tuoi valori e le tue convinzioni, e quali aspetti della tua vita consideri come pregnanti rispetto ad altri.

Imparare dagli errori commessi non è semplice e spesso la nostra mente si perde in pensieri riguardanti eventi passati, non considerandoli come passati, ma come ferite che bruciano ancora e non ci fanno godere appieno del presente. Siamo portati a pensare che se non siamo felici è esclusivamente per colpa nostra, per le scelte sbagliate fatte e siamo portati a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in noi. Dimentichiamo che non siamo onnipotenti e non solo non possiamo prevedere il futuro, ma siamo spesso certi dell’esito negativo delle nostre iniziative “mi è sempre andata male, andrà male anche questa volta!“.

Imparare a smettere di pensare al passato o al futuro concentrandosi sul momento presente ci aiuta a migliorare la nostra autostima e ci insegna a considerare ogni evento e ogni nostro pensiero ad esso legato, come ad una nuova esperienza o sensazione, da vivere e comprendere e poi lasciare andare. Essere mindful significa cambiare atteggiamento nei confronti dei nostri vissuti.

Ripensi mai ai tuoi errori? E’ più che normale! L’importante è che questi pensieri non blocchino la tua capacità di superare gli ostacoli o gli imprevisti che potrai trovare sulla tua strada. Serve allenamento e buona volontà. Ma vivere nel presente ti ripagherà degli sforzi fatti!

Se potessi iniziare una nuova attività cosa faresti? Tra Freud e Motivazioni

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Domanda eccezionale!

Me la sono posta tantissime volte! Diploma da insegnante della scuola dell’infanzia, mi sono iscritta alla facoltà di psicologia perchè da ragazza coltivavo il sogno di scrivere un libro sullo sviluppo psicosessuale del bambino.  Alle superiori avevo scelto il titolo: “A letto con Freud“. Ma la vita è così, imprevedibile, ed eccomi qui: libera professionista, consulente e formatrice che si destreggia tra aziende e clienti privati adulti e adolescenti.

Un libro però l’ho scritto, dopo un annetto dalla fine del mio percorso del  mio dottorato. Nulla a che vedere con bambini o Freud. Si intitola “Tecnologie emotive. Nuovi Media per Migliorare la Qualità della Vita e Ridurre lo Stress“. Dacci un occhio!

Contenta? Sì certo! Soddisfatta? Moltissimo!

Ma questa domanda me la faccio ancora. Se non fosse andata così cosa avrei fatto? Se volessi mischiare nuovamente le carte in tavola in cosa mi butterei? Mi sento molto realizzata in quello che faccio, ma gli imprevisti, le sfide, le difficoltà che tutti noi incontriamo sul lavoro, alle volte mi fanno pensare “e se decidessi di cambiare vita e buttarmi in tutt’altro? Un lavoro più stabile, uno stipendio fisso, delle tranquillità che oggettivamente al momento non ho. Cosa farei?”

Sono diverse le risposte che mi sono data negli anni: la dogsitter vince sempre su tutte, aria aperta, passeggiate, animali! Ma sono passata anche per la guida alpina, la maestra di pilates… Effettivamente tutte professioni lontane dalla stabilità, ma cosa ci posso fare, è la mia forma mentis, non si scappa!

Di una cosa sono certa. Posso fare tutto quello che voglio! Tutto. Perchè una delle cose più importanti che servono quando si prende una decisione, quando si sceglie la direzione da prendere, la via da seguire, nella vita privata così come in quella professionale, è la motivazione. Se ce l’hai vai dove vuoi!

Cos’è la motivazione? Cosa vuol dire essere motivati?

La motivazione funziona esattamente come una molla: ci spinge ad agire, a muoverci, a rincorrere un desiderio, un obiettivo, un cambiamento, risponde ad un nostro bisogno. Non è stabile, varia nel corso della vita, nei diversi ambiti della vita ed a seconda delle persone che viviamo.

Esistono le motivazioni primarie, che rispondono ai bisogni fondamentali per la sopravvivenza, come dormire, bere e mangiare. E le motivazioni secondarie,  espressione di bisogni più complessi, di natura individuale (realizzazione di sè)  e sociale (amore, appartenenza, cooperazione).

Da cosa dipende?

Dipende da quelli che sono i nostri desideri, dalle aspettative che abbiamo nei confronti della nostra vita e delle nostre scelte, fatte per raggiungere un obiettivo.

Dipende dal nostro grado di autostima, da quanto ci vogliamo bene e quanto crediamo in noi.

Dipende dalla nostra percezione di autoefficacia, da quanto siamo convinti di essere capaci di affrontare una specifica sfida.

Questi tre ingredienti vanno a creare la base della tua motivazione.

Ogni scelta che compiamo è spinta da motivazioni differenti, personali o di interesse più ampio: soldi, affetto, amore, successo, benessere personale, supporto sociale…

E a te cosa ti motiva? Cosa ti spinge a compiere delle scelte? E cosa faresti se decidessi di iniziare una nuova attività?

In quante case hai vissuto? Cosa ti porti a dietro quando cambi

35 anni e poco più, ad oggi vissuto in 3 case.

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La prima da figlia con la mia famiglia

La seconda nel mio periodo da dottoranda

La terza da libera professionista.

3 case. 3 vite.

Esperienze così diverse, così lontane l’una dall’altra che, se penso alla strada fatta, al tempo passato, ecc ecc ecc mi vengono i brividi.

La mente si attorciglia sui momenti passati, sulle scelte fatte o per quelle lasciate fare ad altri, per paura o pigrizia, per troppi dubbi o terrore di dover prendere delle responsabilità, che non sempre sentivo come mie.

Cosa ti porti dietro quando cambi casa?

Cosa ti porti dietro quando cambi?

Durante una delle mie lezioni in Cattolica affronto la tematica dello stress: come nasce, come si alimenta, come si misura, e presento alcune tecniche per imparare a gestirlo (#momentosecchiona)

Alla fine degli anni ’60 Holmes e Rahe conducono una ricerca finalizzata a capire quali siano i momenti più stressanti della vita delle persone. L’obiettivo era duplice: creare un elenco di eventi emotivamente stimolanti ed associare, a questa lista, un punteggio da 10 (evento significativo ma poco stressante) a 100 (evento significativo e molto stressante).

La cosa interessante, non ovvia bada bene, è che anche gli eventi piacevoli portano con sè momenti di stress. I ricercatori, nella loro “Scala degli eventi” (Social Readjustment Rating Scale – SRR) elencano 43 situazioni, che potenzialmente potrebbero accadere nella vita di un individuo, ed invitano i partecipanti a segnare quali, degli eventi descritti, hanno vissuto per capire in che percentuale il soggetto si senta stressato o possa soffrire nell’immediato futuro di sintomi correlati allo stress. Non ti snervo con cut-off o pesi, mi piaceva l’idea di farti pensare che anche le vacanze stressano 😉 ma forse già lo sapevi!

I periodi di ferie, il Natale, un traguardo personale o professionale raggiunto, il matrimonio e, eh sì, e anche il cambio di residenza ed il trasloco stressano!

Perchè anche le cose belle ci fanno sentire una forte ansia? Perchè i bei momenti possono essere accompagnati da sensazioni di stress ed inadeguatezza?

Beh perchè portano a dei cambiamenti, solo che non sappiamo bene a quali! Arriviamo al momento del “non so cosa mi succederà” e del “se mi dovesse andare male cosa faccio”? E carichiamo di pensieri, paure, ansie gli eventi, la maggior parte delle volte prima che accadano, provando emozioni ambivalenti e perdendo di vista una delle cose più importanti: come mi sento adesso! Cosa mi spinge a fare questo passo? Sono certa che ce la farò!

Non volevo fare una lezione sullo stress, e certamente non lo è! Ma farti riflettere che, tra gli altri episodi, anche cambiare casa – andando a coronare il tuo sogno di indipendenza, o il tuo desiderio matrimoniale – è molto molto attivante (per non dire stressante!).

La paura di cosa questo momento ti riserva, deve cedere il posto, una volta elaborata, alla consapevolezza che le esperienze vissute nella tua “vita di prima”, per quanto a volte complesse, ti abbiano dato molto ed offerto le basi per cavartela anche in questa nuova vita.

Nella prima casa ho imparato a fare il letto, a riempire la lavastoviglie con una precisione millimetrica e ottimizzando al meglio lo spazio, a cucire i bottoni, a stirare.

Nella seconda casa ho imparato a  cucinare, ho scoperto che i cereali creano dipendenza, che effettivamente non sono proprio fatta per stirare.

Nella terza casa ho capito che sono un x-man: grazie al mio cane adesso ho piena consapevolezza che non ho bisogno di molte ore di sonno, credo… Ho imparato che se non ti metti in gioco nessuno gioca per te, e che sono super fortunata perchè ho una famiglia.

Adesso passo la palla a te! In quante case hai vissuto? Cosa hai imparato? Lo sai cucinare il polipo affogato?

Vorresti avere un altro nome?

Se me lo avessero chiesto all’asilo avrei detto sicuramente sì!

barattolo1.jpgNon tanto per il nome a dire il vero, ma per il cognome… ti lascio immaginare cosa siano in  grado di inventare dei bambinetti giocando con il mio cognome. Se ci penso ricordo anche quale nome e cognome chiedessi alla mia mamma di darmi la prossima volta che sarei nata 😀

Ma non divaghiamo troppo! Il mio nome mi piace, un po’ lungo forse, ma col passare degli anni mi è piaciuto scoprire quanto possa essere diverso il modo, il suono, il ritmo con cui le persone chiamano il mio nome, mi cercano.

Per capirci, solitamente viene abbreviato… la mamma lo usa per intero quando pensa che io abbia fatto qualche guaio. Ma ogni amica, collega o familiare che lo usa lo fa sempre in modo diverso, lasciando passare nel tono anche alcune emozioni e sensazioni, come ad anticipare quello che verrà detto subito dopo. Mi piace sentirmi chiamare!

Alessandra” significa “difensore degli uomini” e non lo so perchè ho cercato su Google prima di scrivere questo post 😉 , ne ero già a conoscenza: mi interessava saperlo.

Quindi no, io non vorrei un altro nome, fa parte di me, della mia identità, se mi fossi chiamata in altro modo forse oggi sarei una persona diversa, preferisco lavorare per smussare aaltri angoli di me… chiamandomi sempre Alessandra 😀

Tu cosa ne dici?  Tutto bene con i compagni all’asilo??? Che nome ti piacerebbe avere?

 

 

 

Qual è stato il punto di svolta nella tua vita?

Una mia cara amica spesso ripete “chi nasce rotondo non può morire quadrato“.

Con il mio lavoro cerco di aiutare le persone ad uscire da una situazione di stallo e migliorare la loro qualità della vita, tirando fuori il meglio di loro, evidenziado i punti di forza e le risorse personali che ciascuno di noi ha, suggerendo nuove vie per raggiungere la felicità e il benessere.

Non posso, quindi, essere d’accordo con questa affermazione!

La vita è una continua evoluzione: maturiamo, compiamo scelte, prendiamo decisioni… tutte azioni che, inevitabilmente, portano ad un cambiamento, a volte piccolo e silenzioso, altre volte più sentito, magari sofferto, forse inaspettato.

Cos’è un punto di svolta?

Un evento, un momento della nostra vita in cui ci sentiamo pronti ad evolvere e ci lanciamo con entusiasmo e voglia di fare in una nuova avventura! Uno slancio verso la crescita personale o anche professionale.

Ma gli eventi sono improvvisi, non sempre è possibile prevedere quello che accade in noi ed intorno a noi. Non sempre è piacevole cambiare, non sempre lo facciamo per nostra scelta e, a volte, abbiamo paura… di sbagliare, di compiere una scelta errata, di prendere una direzione inconsapevoli che sia o meno la strada giusta, o comunque la migliore per noi!

Come funziona il cambiamento?

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Di Clemente e Prochaska nel 1998 (lasciami fare un pochino la secchiona) hanno teorizzato il Modello Transteorico del Cambiamento, definendolo come un processo diviso in 6 fasi. Si parte dal momento in cui la persona non sa di dover cambiare, ma sente che qualcosa non va, è insofferente e non capisce bene cosa stia succedendo (Precontemplazione). Poi ecco… il punto di svolta arriva! Succede qualcosa o comprende finalmente qualcosa che lo porta a capire che è il momento di passare oltre di evolvere… di cambiare (Contemplazione). Con la Determinazione si decidono gli obiettivi (meglio uno alla volta) e si traccia il piano di azione, specificando step by step le attività da fare, diventando consapevoli di quelle che sono le nostre risorse, capendo quello che ci serve per raggiungere il nostro tragurado e avendo chiaro dove andare a cercare aiuto quando e se ne avremo bisogno. Mantere i buoni propositi è l’ultimo passo, per poi poter finalmente godere dei benefici dell’avvenuto cambiamento.

Il processo è lineare e, detto così, sembra anche abbastanza semplice o comunque ben strutturato. In ogni fase però è possibile cadere, o meglio ricadere, come direbbero gli autori, allo step precendente, per mancanza di energia, voglia, perchè percepiamo che le nosre risorse non siano sufficienti o perchè la nostra motivazione a volte viene meno.

Ecco… qui intervengo io 😀 sei in una botte di ferro!

In che modo posso aiutarti?

Il cambiamento va a braccetto con due concetti (che ti spiegherò in un altro momento): la fiducia e l’importanza, e può capitare che possano vacillare! Il nostro lavoro insieme inizerà proprio da qui, capire quanto è importante per te cambiare e quanta fiducia hai nelle tue potenzialità per poterlo fare!

Cosa ne dici? Qual è stato il tuo punto di svolta? Ne hai già avuto uno? Cercato e voluto o ci sei… caduto dentro? Ci hai mai pensato?