Sei diventato quello che desideravi da ragazzo? Cosa sono le aspettative

Una parte della mia attività la dedico all’orientamento professionale: aiuto i giovani studenti delle scuole superiori a creare un curriculum che risponda alle loro competenze professionali e personali, che rispecchi i loro desideri ed aspettative della futura vita lavorativa o accademica.

Dopo qualche attività di bilancio competenze, utile a loro per iniziare a far luce su chi sono e chi vorrebbero diventare, necessarie per me per comprendere chi ho di fronte, passiamo alla stesura del curriculum, descrivendo competenze comunicative, interpersonali e professionali, laddove già presenti, e molto altro.

È importante aiutare i ragazzi a chiarire quali siano le loro aspettative una volta terminate le scuole superiori.

Nelle scelte che faranno da adulti risponderanno alla loro ricerca di soddisfazione personale partendo dalla creazione di alcune aspettative sui loro eventi di vita: il lavoro, le relazioni sociali… esattamente come facciamo noi ogni giorno.

Quindi cosa sono le aspettative? Come si costruiscono nella nostra mente?

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Le aspettative riguardano quello che ci aspettiamo.

Tautologico? Sì, un po’!

Ma se ci pensiamo… Se fuori dalla porta del mio studio c’è scritto “dott.ssa Alessandra Grassi” il nuovo cliente si aspetterà di trovare una donna seduta alla scrivania. Se mi hanno parlato male di un ristorante e questa sera sono invitata a cena proprio lì, mi aspetto di non essere soddisfatta dei piatti che assaggerò. Partirò prevenuta!

Le aspettative sono l’insieme di convinzioni che ciascuno di noi possiede circa ogni aspetto del mondo. Riguardano noi – i nostri desideri e il nostro futuro-, gli altri, le relazioni sociali, il lavoro. Le nostre aspettative influenzano il nostro atteggiamento, continuamente. Condizionano il nostro pensiero in specifiche situazioni, il comportamento in contesti -e con persone- nuovi o già conosciuti. In pratica creiamo un’immagine mentale di quello che pensiamo che sarà la realtà che vivremo. Ci lasciamo coinvolgere in questo mondo parallelo anche dal punto di vista emotivo. Ed è per questo che è importante comprendere e chiarirci quali siano le nostre aspettative nelle situazioni che viviamo quotidianamente e nei confronti di obiettivi a lungo termine.

Ma facciamo un passo indietro!

Il nostro impegno, le decisioni e le fatiche sono mosse dalle nostre aspettative.

Le aspettative sono influenzate delle esperienze personali, dal vissuto emotivo di ognuno di noi, dalla percezione che abbiamo dell’aiuto degli altri, dalla nostra capacità di resilienza (la capacità individuale di gestire e superare momenti difficili). Influenzano il nostro modo di relazionarci con gli altri, di comunicare, di lavorare, la nostra motivazione. Determinano i nostri obiettivi.

Le nostre aspettative cambiano, si evolvono nel nostro processo di crescita.

Se ci pensiamo bene, però, spesso le cose non vanno come ci aspettiamo.

“Ho studiato con impegno e dedizione per l’esame all’università mi aspetto di prendere un bel voto”

Può però accadere che, stanco della notte sui libri, tu perda il treno e non riesca a raggiungere la facoltà in tempo per dare l’esame.

“Se mi dimostro attento e disponibile alle richieste dell’azienda mi aspetto che il capo mi conceda l’aumento richiesto e tanto desiderato”

Potrebbe accadere che il capo ti proponga il desiderato aumento ma esclusivamente se cambi sede lavorativa.

Quando la realtà dei fatti non rispecchia le nostre aspettative cosa ci succede?

Panico!!! Quando la realtà si dimostra differente da come l’avevamo immaginata l’aspettativa iniziale lascia spazio alla delusione.

Le cose non vanno sempre come si desidera, o ci si aspetta. Non è possibile controllare tutto quello che accade attorno a noi. Non è possibile prevedere gli imprevisti o leggere nella mente delle persone che abbiamo di fronte per capire esattamente cosa vorrebbero da noi e viceversa. Non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non abbiamo chiaro che non è possibile avere sempre un riscontro positivo solo perchè lo vogliamo ardentemente o perchè abbiamo faticato tanto per raggiungerlo.

E’ importante avere una buona gestione delle proprie aspettative, essere in grado di modulare la loro altezza.

Come? Come fare per non farci cogliere impreparati dalla mancata realizzazione delle nostre aspettative?

Come evitare di rimanere eccessivamente delusi dal mancato raggiungimento di un obiettivo?

Dunque, considera come punto di partenza questi tre aspetti:

  • Imparare a controllare e gestire le proprie aspettative significa essere in grado di bilanciare le nostre risorse durante la ricerca del nostro traguardo, quindi avere in primis la consapevolezza di quali sianao i nostri punti di forza -e di debolezza-.
  • Sviluppare e coltivare una buona intelligenza emotiva, imparare cioè a capire e gestire in modo consapevole le nostre emozioni e quelle degli altri, ci eviterà di crearci delle forti attese, associate ad emozioni altrettanto elevate, che potrebbero generare grandi delusioni, crisi di ansia e panico qualora non vada tutto secondo i piani. I tuoi!
  • Adottare delle prospettive critiche, attenzione non pessimistiche, ma scettiche, ci permetterà di vivere meglio il momento, il qui ed ora. Gli imprevisti accadono. Sempre. Non possiamo avere tutto sotto controllo!

Credere in se stessi è il primo e fondamentale step per fare tutto questo. La nostra autostima è influenzata dal nostro modo di pensarci e vederci, dal nostro vissuto ed esperienze. A sua volta determina la nostra forza di volontà, la motivazione e la scelta dei nostri obiettivi.

La nostra autostima è in continuo cambiamento, a volte è forte, altre vacilla. Va coltivata! Posso aiutarti a farlo!

Cosa ne pensi? Tu sei diventato quello ti aspettavi? Ti sei accorto che anche il migliore dei piani di azione alle volte può non raggiungere l’obiettivo? Come reagisci?

 

 

 

 

 

 

 

Quando ti senti al meglio?

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Quando mi fermo.

Quando sono presente.

Quando uso un po’ del mio tempo per rallentare. Per pensare. Per avere consapevolezza di quello che sto realizzando.

Ad un certo punto della giornata è importante spegnere il “pilota automatico” e prestare attenzione a cosa stiamo facendo, a come ci sentiamo e a quello che stiamo provando.

In questo modo si impara a godere di più dell’attimo, a diventarne totalmente consapevoli di quello che viviamo e di come lo sentiamo. Si imparano a gestire i propri pensieri, riconoscendoli, comprendendoli e facendoli scivolare addosso dopo averli consapevolmente sentiti. Dopo aver compreso che sono solamente dei pensieri, siamo noi a dare loro il peso.

Perchè imparare a vedere e ad accettare le cose così come sono?

Non si può vincere sempre. Il cambiamento attorno a noi è imprescindibile, l’imprevisto è a volte una costante. O ci sembra tale. E’ impegnativo, ma importante, imparare ad accettare le cose così come vengono, ad accoglierle con serenità. Provando a non controllare ogni cosa ci si accorge che i “sali e scendi” della vita ci sconvolgeranno con meno facilità, risparmiandoci quindi una ricca dose di ansia. Imparare a vivere -e ad esserci- nel tempo presente: è una bella sfida.

Hai mai sentito parlare di mindfulness?

In quel momento mi sento bene… Ma che fatica!

 

 

 

Come ti sollevi il morale dopo una brutta giornata? Come nascono le emozioni

Come faccio a decidere se quella che sto vivendo è una bella o una brutta giornata? Come fanno gli eventi ad influenzare il mio umore? Quali effetti hanno le emozioni che provo nel mio cuore e nel mio corpo? Come nascono e cosa mi succede quando mi emoziono?

Le emozioni sono l’espressione della valutazione di una situazione.
Se valutiamo che l’evento che stiamo vivendo sia piacevole, positivo e utile per i nostri scopi e desideri l’emozione corrispondente che proveremo sarà positiva (soddisfazione, gioia, felicità…).

Al contrario se l’evento vissuto viene percepito come minaccioso per il nostro benessere, poco chiaro e non utile alle nostre finalità allora vivremo delle emozioni negative (rabbia, paura, angoscia, tristezza…).

Come nasce l’emozione?

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E’ la risultante di questo processo di valutazione, appunto, e viene influenzata anche da diversi aspetti che la caratterizzano ancor di più come una reazione soggettiva e personale. I nostri tratti di personalità (la nostra capacità di resiste e far fronte agli urti della vita -il coping-), le nostre abitudini (sonno, attività fisica, alimentazione), il clima ed il tempo (le stagioni, le ore del giorno, il meteo), il sesso e l’età e le attività sociali.

Insomma ad ognuno la sua risposta emotiva!

Cosa ci succede quando ci emozioniamo?

Le emozioni provocano cambiamenti a 3 livelli:

  • fisiologico: respirazione, battito cardiaco, digestione, sudorazione ecc
  • comportamentale: cambiano le espressioni facciali, la postura, il tono della voce, le reazioni (es la distanza nello spazio rispetto agli altri)
  • psicologico: si modifica la sensazione personale, il controllo di sé in base alle proprie abilità cognitive:  mi piace questa novità? Posso gestire questo cambiamento?

Si parla infatti di Competenza Emotiva facendo riferimento a quella capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni. Apprendendo strategie per fronteggiare le   frustrazioni, la collera, le paure, lo sconforto, ognuno di noi avrà maggiori risorse per reagire alle avversità e  per stabilire relazioni positive con altre persone.

Cosa significa?

Se imparo a riconoscere come il mio corpo e la mia mente reagiscono agli eventi -soprattutto negativi- posso comprendere quali reazioni aspettarmi, come abbassare il livello di intensità e modificare l’effetto dell’evento sul mio umore, migliorando il mio adattamento alle situazioni e nei contesti sociali.

Detto questo, oguno di noi percepisce e vive le situazioni in modo diverso, e quindi usa tecniche e strategie differenti per sollevarsi il morale: una passeggiata, un giro con le amiche, una tazza di tè con qualche dolcetto, un po’ di shopping, un salto in palestra. Tutte attività utili per qualcuno, non funzionali per altre.

Qual è il tuo segreto? Come ti sollevi l’umore quando la giornata sembra nera e che tutto e tutti remino contro di te? Forse la vera domanda nascosta qui sotto è: ma tu lo sai cosa ti provoca le tue reazioni ed emozioni negative? Capisci e sei consapevole di come il tuo corpo e il tuo umore cambia al cambiare delle situazioni e delle persone che ti circondano?

Io, nelle mie giornate “no”, mi bevo un caldissimo latte macchiato! Vado al bar con la mia cagnolina e mi vizio. Attenzione, non è un peccato di gola! E’ un modo, come possono essercene altri cento, di riportare la mia attenzione su di me, e sul qui ed ora, di prendermi del tempo per ascoltarmi e rielaborare quanto è successo, come l’ho vissuto e perchè mi ha fatto sentire come mi sento in quel momento.

Quindi, tu cosa fai per superare una giornata nera?

Ti compri spesso dei fiori? …emozioni allo sbaraglio :D

Si!!! Mi piacciono e  mi rallegrano. Chiaramente amo quando me li regalano… ma da giovane donna cresciuta con qualche idea femminista tramandata dalla mamma, nella mia totale autonomia me li compro volentieri, ma non disdegno la raccolta nei campi 😀

Margherite e girasoli i miei preferiti!

emozioni-fioriQualche tempo fa, durante un colloquio con una cliente, ho chiesto di descrivermi la sua casa. Si lamentava di provare forti sensazioni di ansia quando si trovava a casa da sola. Nonostante spesso cercasse episodi di solitudine, successivamente si pentiva di non avere accanto a sè delle amiche e confidenti nelle sue lunghe serate. Bene, una volta che mi ha fatto capire, a grandi linee, come fosse la sua casa (non tanto la grandezza,  quanto l’arredamento), le ho dato un compito… emh… mi capita di farlo, la prof che è in me esce in ogni occasione 😉

Il compito era facile, ma complesso forse nella sua realizzazione: avrebbe dovuto cercare di rendere più confortevole la sua casa. Scegliere foto per adornare le pareti, coperte o cuscini colorati per il divano, insomma quello che desiderava, ma che dal suo punto di vista avrebbero reso la casa calda e bella da vivere. Il mio obiettivo era quello di farle percepire le sue 4 mura non come non un luogo vuoto, ma silenzioso, non un luogo triste, ma fatto di piccole e piacevoli cose che le avrebbero permesso di sentire calore nel cuore appena attraversato l’uscio. Il rientro a casa non doveva essere vissuto come un momento ansioso, ma un’esperienza durante la quale circondarsi di cose belle che rallegrano lo spirito e l’umore e scelte da lei. La sua  casa, il suo spazio!

Beh è riuscita in poco tempo a crearsi il suo piccolo mondo, nel quale rifugirasi per avere sollievo da giornate impegnative. Con orgoglio mi ha mostrato delle fotografie di porte addobbate dai disegni dei nipoti, pareti ricche di immagini e frasi motivazionali (quelle le ho anche io!!!) e un mazzo di fiori bellissimo che si ergeva proprio all’ingresso.

Non conosco il linguaggio dei fiori, non mi sono mai interessata o appassionata all’argomento, mi piacciono e punto. Quindi non so cosa voglia dire avere qualche piantina di orchidea in bella mostra o il significato del mio giga vaso di lavanda, messo a dura prova da questo rigido inverno e dalle unghiette del mio coniglio, sul balcone. Ma la mia cliente, come me del resto, si è resa conto che i colori vivaci dei fiori, le forme asimmetriche di alcuni petali, il profumo di certe varietà di erbe aromatiche, cambiano la prospettiva: la casa è viva!

Quello che percepiva non è vuoto è silenzio!

E tu? Ti compri spesso i fiori? Quali strategie hai adottato per rendere la tua casa un luogo piacevole da vivere? Ti capita mai di sentirti un po’ troppo solo e nello stesso tempo la scarsa voglia o motivazione di stare in compagnia?

Quale tratto caratteriale vorresti avere?

carattere

A volte ritornano…

Eccoci, di nuovo ad affrontare il tema del cambiamento.

Quale tratto caratteriale vorresti avere?

Come possiamo leggere questa domanda? Cosa vorresti modificare del tuo carattere? C’è qualche aspetto del tuo modo di reagire, di relazionarti con il mondo e con le persone che vorresti modificare?

Dunque… noi entriamo in relazione con gli altri per trovare risposta ai nostri bisogni: da bambini piangiamo quando siamo affamati o abbiamo freddo, da adulti comunichiamo ai nostri pari quelli che sono i nostri desideri, le nostre aspettative e i nostri obiettivi.

Ti è mai capitato di pensare “Se solo fossi stato più convincente! Se mi fossi spiegato meglio… Se avessi esposto il mio punto di vista più chiaramente… forse le cose sarebbero andate diversamente”

In quante occasioni, nel corso della nostra vita, abbiamo desiderato essere più incisivi, più chiari (e magari anche un pochino più egoisti!)? Forse le cose sarebbero andate diversamente se solo fossimo stati più concentrati e decisivi: in un colloquio di lavoro, durante un dialogo fondamentale con una persona per noi importante, mentre chiediamo un  aumento di stipendio o discutiamo con un amico che non vuole proprio sentire il nostro punto di vista…

Uno dei temi caldi nella mia esperienza di formazione in azienda con PAP è legato al discorso della Comunicazione Efficace: come si comunica in modo chiaro? Come posso modificare il mio atteggiamento nei confronti di specifiche situazioni ed essere efficace quando serve?

L’ingrediente segreto della Comunicazione Persuasiva, l’arte di essere convincenti, è  dato dall’assertività, la capacità di parlare e agire in modo naturale e suscitare attenzione e positività nell’altro per raggiungere i nostri obiettivi e bisogni appunto.

L’assertività è una dote! Ma si può aprendere… ecco la ricetta 😀

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La persona assertiva ascolta con interesse il suo interlocutore, pone domande per verificare la comprensione di auqnto si sta dicendo, se interrotto chiede con decisione di terminare, è aperto al dialogo e al confronto.

Sono ingriedienti abbastanza noti, ma che mixati in giuste quantità possono venirti in aiuto in quelle situazioni dove vuoi far sentire la tua voce o far emergere il tuo punto di vista.

Cosa ne pensi? Quale tratto caratteriale vorresti avere? Hai mai pensato di voler essere più assertivo? 😉