Stress da rientro? Come organizzare il tuo lavoro al meglio: cosa mi ha insegnato il trekking

Hai mille cose da fare, sono tutte urgentissime e non sai da quale iniziare? Qual è il miglior modo per gestire tutte le attività che hai posticipato a settembre?

» Prendi il tempo necessario per organizzarti!

Una delle strategie più efficaci per imparare a gestire il proprio tempo è quella di creare una buona programmazione: per risparmiare tempo bisogna prendere tempo.
Per vincere lo stress da rientro, cercando di non perdersi tra gli impegni in partenza, trovo molto utile un consiglio che seguo durante le mie avventure di trekking in alta montagna (letto su una piccola guida alla sopravvivenza): “se ti perdi STOP!
Percorro itinerari generalmente segnati da linee bianche e rosse in punti di snodo o da “montagnette” di sassi, create e messe in evidenza da escursionisti passati di lì, che aiutano a trovare il sentiero quando il percorso diventa complesso e poco visibile. A volte è davvero poco visibile.

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Monte Confinale (Gruppo Ortles-Cevedale Alpi Retiche meridionali)

Il modo migliore per non farsi prendere dal panico e riuscire a trovare la strada è fermarsi. Prendere un momento per guardarsi intorno, osservare quello che ti circonda, rendersi conto di dove si è e dove si desidera arrivare.
L’acronimo STOP riassume quali comportamenti è preferibile adottare se ti trovi in difficoltà o ti perdi in alta montagna. Un insieme di azioni che trovo molto utili nella gestione del lavoro, quando sento che gli impegni da organizzare iniziano a essere onerosi e numerosi.

S Sit down (siediti)

T Think (pensa)

O Observe (osserva)

P Proceed (procedi)

  • Siediti: fermati. Quando pensi di avere troppe cose da fare da non avere idea di dove iniziare, quando ti senti sopraffatto dagli impegni in partenza è possibile che ansia e paura di non farcela accompagnino le tue riflessioni. Queste emozioni sono estremamente invalidanti: tendono a bloccarti, non ti permettono di avere una chiara visione del “da farsi” e tendenzialmente motivazione e voglia di fare vengono meno, lasciando spazio a scarso interesse e poco entusiasmo e a una pessima organizzazione delle tue giornate. Fermati e stabilisci il tuo punto zero: da qui massima concentrazione.
  • Pensa: fai una lista di cose da fare. Può capitare che sei preoccupato perché pensi di avere moltissime cose da fare e magari non sai bene nemmeno tu quali: fai chiarezza. Il tempo speso per una buona programmazione lo recuperi agilmente nella realizzazione ordinata delle tue attività. Cerca di essere quanto più possibile preciso nell’elencare compiti e attività che devi portare a termine, specificando il tempo che credi ti serva e se sono coinvolte altre persone.
  • Osserva: organizza le attività a seconda delle tue priorità. Quali sono le cose urgenti? A quali è meglio dedicare più attenzione? Quali puoi delegare? (pensaci bene, qualcosa c’è di sicuro!)
  • Procedi: crea un piano di azione. Scegli la tua meta. Concentrati su un obiettivo alla volta, che sia concreto e misurabile. Chiarisciti i benefici che avrai quando lo raggiungi: questo ti aiuterà a mantenere alta la motivazione all’azione. Identifica ostacoli e difficoltà che potresti incontrare e qualche idea per superarle.

Organizzare il proprio lavoro significa concentrarsi per dare il giusto peso e valore alle nostre attività, anche quelle impreviste, avendo sempre chiaro il punto di arrivo e definendo al meglio il tragitto per raggiungerlo ottimizzando le risorse in base a priorità e bisogni.

Cosa ti rende felice?

cosa ti rende felice.jpg“Mai una gioia” ahahah ormai lo dicono tutti! Vai controcorrente: inizia ad interrogarti su cosa ti dà gioia!

Beh… domanda difficile per quel che mi riguarda, chiedo un po’ di aiuto ai miei riferimenti bibliografici 😉

Cosa ci rende felici? Quando siamo felici? Riusciamo a provare soddisfazione, benessere e piacere nel momento in cui li stiamo vivendo?

Difficilmente siamo consapevoli di provare della felicità se non sappiamo cosa sia… come la vedi?

Ti è mai capitato di sederti sul divano, alla sera, e provare una piacevole sensazione di soddisfazione? O al contrario un senso di ansia e qualche  palpitazione… ma in entrambi i casi non sai bene perché tu stia provando tutto questo?

Kahneman, nel 2004, ha provato a dare una risposta a tutti questi interrogativi, ed ha svolto una ricerca finalizzata ad aumentare la consapevolezza degli stati emotivi nei partecipanti: se pensi a come una situazione ti faccia sentire capisci cosa ti piace e cosa no, cosa ti rende felice e cosa no, quali esperienze desideri ripete e quali abbandonare. Sembra semplice, anzi ovvio, ma quanto in realtà ognuno di noi si interroga sui propri stati d’animo quando viviamo la nostra quotidianità?

Daniel (mio amico ahahah) ha utilizzato il “metodo della ricostruzione giornaliera”. In pratica, per aumentare questo senso di consapevolezza emotiva, ha chiesto ai partecipanti di tenere una sorta di diario delle attività giornaliere. Le persone sono state invitate a descrivere le attività fatte il giorno prima, le persone incontrate, i posti visitati, i compiti svolti…  esprimendo, accanto ad ogni evento, un voto sul proprio stato d’animo.

I risultati, chiaramente, sono moooolto interessanti. Stare in compagnia della propria famiglia e passare del tempo con gli amici sono state indicate come alcune tra le attività più piacevoli. Sembra quasi un dato banale, ma la riflessione è più ampia. Fare shopping, effettuare il tragitto da casa al lavoro le attività più spiacevoli. Ecco… fare shopping attività spiacevole… questo è meno ovvio.

Alla base dell’interpretazione dei dati della ricerca di Kahneman vi è la riflessione che le cose che ci rendono felici siano lontane dall’ambito economico-produttivo: fare shopping prevede una spesa economica, lavorare rientra nella parte produttiva della nostra vita… quindi entrambi gli eventi sono stati considerati dai partecipanti come poco piacevoli.

Se vuoi essere felice, in pratica, devi investire in relazioni intime! Cerca di focalizzarti sulle attività che ti fanno più felice nel momento esatto in cui le vivi, e cerca di dare, a questi eventi, un ruolo ed un valore sempre più centrale nella tua vita. Condividi del tempo e delle esperienze con gli amici, non isolarti! Insomma più spritz e meno shopping 😉

Cosa ne pensi? Quanto riesci ad essere consapevole degli stati d’animo che provi nelle situazioni giornaliere che vivi? Cosa vuole dire per te essere felici? Cosa ti dà gioia?

Da domani tutti con il quadernino delle attività, pronti a riflettere e a valutare le nostre esperienze 😀

Cosa dicono di te le rughe sul tuo viso?

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Rughe??? Quali rughe?

Ah… queste piccole righe che si formano accanto agli occhi quando sorrido?

Oh cielo, ma non vanno via quando chiudo la bocca… che il tempo stia realmente passando anche per me?

Lavoro nell’ambito della formazione da… beh…più di 10 anni. Ho iniziato come docente all’università, poi mi sono aperta alle aziende ed ai privati. All’inizio è stata dura in effetti, o meglio faticoso, farsi prendere “sul serio”. Chissà perchè la competenza e la preparazione, in certi ambiti lavorativi, si misurano in base al numero di capelli bianchi che si possiedono: più ne hai più ne sai!

Ma io mi tingo 😉 … e questa bella faccina da tardo-adolescente (una volta) ha faticato, almeno i primi 10 minuti di ogni incontro, a far capire a manager, a studenti poco più giovani di me, a genitori poco più grandi di me, che sono una persona preparata e con un buon grado di esperienza… sui libri e sul campo!

Cosa dicono di me le mie rughe?

Trovo che siano l’espressione tangibile delle esperienze che ho vissuto, della fatica fatta per raggiungere traguardi lungamente e faticosamente inseguiti. E’ come se fossero delle piccole cicatrici indelebili che mi ricordano il passato, la “me” di prima. Una ruga per il diploma, per le lauree, per il dottorato, per le relazioni amorose concluse e per quelle amicali che procedono o che sono, ormai da tempo, terminate. Sono il segno di un passato che non può tornare… e alle volte è davvero consolante che sia così. Ma indicano anche il percorso che la mia vita sta prendendo, i desideri a cui mirare, le aspirazioni e gli obiettivi che guidano le mie scelte da adulta, ed  hanno segnato e modificato il mio percorso di vita, offrendo allo specchio un’immagine di me sempre diversa, comunque più matura, più saggia per dirla in modo elegante 😀

Le rughe sono uno dei segni della nostra memoria, che dobbiamo portare in viso -ed in cuore- con orgoglio. Ci ricordano quanti momenti belli abbiamo vissuto e dentro quali tempeste abbiamo navigato.

Poi beh… io sono anche abbastanza fortunata… ho pochissime zampe di gallina 😀 ho la pelle bella come quella della mia mamma! Evviva i cromosomi!

Tu come sei messo a rughe? Cosa dicono di te? Quali avventure raccontano di te? Dovresti interrogarle ogni tanto sai, e guardarti indietro… fa bene portare alla mente i traguardi raggiunti, non ricordiamoci solamente delle fatiche dei nostri percorsi, ma stringiamoci la mano e congratuliamoci con noi per dove siamo riusciti ad arrivare!