Come reagisci agli urti? La tua arma è la Resilienza

Siamo programmati per sopravvivere: ci adattiamo.

A volte il cambiamento è semplice, veloce, quasi spontaneo. Altre è difficile, lento, doloroso. A volte ha un esito positivo, oltre le nostre aspettative. Altre ci risulta così complesso da accettare che risollevarci sembra impossibile.

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Hai mai preso una batosta?

B-A-T-O-S-T-A: scarto di realtà.

Magari capita anche a te di fare delle ipotesi su come pensi possa svilupparsi una particolare situazione della tua vita: che sia un desiderio professionale, affettivo o personale, pensi e fantastichi  su come potrebbe essere la tua vita dopo la tua scelta, dopo il tuo cambiamento.

Per i più svariati motivi può però succedere che il tuo desiderio non si realizzi, o che questo non accada nei tempi e modi sperati.

O ancora. Hai mai avuto la sensazione che mondo stia per crollarti addosso? All’improvviso succede qualcosa che sconvolge la tua vita, come te la stavi costruendo, come te l’eri immaginata.

Per entrambi questi scenari ognuno di noi può provare emozioni negative riferite a scarti di realtà più o meno grandi, gravi o significativi: una furibonda lite con una persona amica che sta facendo vacillare il vostro rapporto, una promozione al lavoro non ottenuta, una separazione, un lutto, un incidente, un trasferimento, …

Per cercare di sciogliere i nodi della crisi e far fronte alle nostre batoste la nostra arma è la resilienza.

Come ci risolleviamo?

Le esperienze passate, le sfide vinte e perdute, gli obiettivi raggiunti e quelli mancati, creano il nostro personale bagaglio di risorse… da aprire al bisogno. L’empatia, la capacità di problem solving, la motivazione, l’autostima, l’ottimismo, sono solo alcune di quelle che la psicologia chiama “strategie di coping” (Lazarus e Folkman, 1984). Più è ampio il nostro set di risorse dal quale attingere aiuti nei momenti complessi della vita, maggiore sarà la nostra resilienza: la capacità di adattarci agli eventi e superarli.

La resilienza è un meccanismo complesso. Si compone dell’insieme delle nostre risorse e ci dona la capacità di adattarci in modo flessibile e funzionale alle situazioni. Permette a ognuno di noi di vivere una vita piena e soddisfacente, di riorganizzarla al meglio anche dopo aver vissuto eventi per noi sconvolgenti. Essere resilienti significa essere in grado di autoguarirci resistendo ai colpi e agli imprevisti imparando ad adottare una nuova prospettiva per guardare alla nostra vita.

Come si coltiva la resilienza?

Potenziare la nostre risorse significa aumentare la nostra capacità di rispondere in modo sano agli eventi della vita, resistendo allo stress e diventando consapevoli delle nostre competenze e possibilità.

Quali sono gli aspetti sui quali puntare?

  • Cambia la tua prospettiva: l’attitudine positiva ha un peso rilevante. Sii ricettivo, pronto a cogliere il lato buono delle cose. Focalizza la tua attenzione su quello che hai, non su quello che vorresti avere.
  • Coltiva la tua autostima: è importante che tu ti voglia bene, che accolga i tuoi difetti ed evidenzi punti di forza. Non essere troppo critico con te stesso ed imparerai ad avere una maggiore tolleranza a potenziali critiche o imprevisti.
  • Impara a gestire il tuo luogo del controllo: sii protagonista delle tue scelte e responsabilizzati nei confronti dei tuoi fallimenti, riconoscendo che c’è sempre margine all’errore o agli imprevisti
  • Cerca il supporto: gli altri sono una risorsa preziosa. Racconta quello che provi, condividi le tue paure e timori, condividere la sofferenza ti aiuterà a dare una voce ai tuoi stati interni e ti permetterà di ricevere conforto e sentirti accolto.

Ricordati che viviamo nel presente, ma possiamo fare grande tesoro delle esperienze passate. Le nostre risorse accrescono e si modificano nel tempo, imparare ad ascoltarsi è il primo grande passo da compiere. Essere resilienti significa essere in grado di andare avanti, nonostante le avversità e le grandi sfide, ridisegnando, se  necessario, il nostro percorso di vita.

Come interpreti gli eventi? Lo chiamano “locus”

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Sei pronto a sostenere l’ennesimo esame all’università! Ti sei preparato, ma come spesso accade la tua mente ti pone mille interrogativi su come andrà a finire questa sfida. L’assistente ti chiama, è il tuo turno, ti siedi sulla sedia alla cattedra e…

Poniamo, ad esempio, che l’esame vada bene! Riesci a prendere una buona valutazione e torni a casa sollevato!

Sei portato ad interpretare l’evento in due modi:

  • “Sono stato bravo! Ho studiato molto e l’esito di questo esame dimostra che il mio metodo di studio sia efficace. Sono davvero soddisfatto di me”.

  • “Sono stato molto fortunato! L’esame è stato veloce e mi ha chiesto proprio le due cose che sapevo meglio. Era proprio destino che andasse così!

Ti sei impegnato moltissimo per organizzare la riunione di chiusura di un progetto che ti vede personalmente coinvolto. Speri di ottenere una promozione a seguito del lavoro che hai svolto. Il tuo capo, al termine dell’incontro, ti chiama nel suo ufficio per congratularsi e per presentarti il tuo nuovo responsabile: la promozione che speravi di ottenere è stata data a qualcun altro.

Sei portato a leggere questo evento in due modi (dopo una serie di pensieri non proprio eleganti sul tuo capo!):

  • “Non mi sono impegnato abbastanza! Avrei dovuto impegnarmi di più e lavorare con più constanza”

  • Sono strato davvero sfortunato!  Non sono io che decido non avrei potuto fare nulla per cambiare questa situazione”

Siamo costantemente impegnati ad interpretare gli eventi che viviamo. La nostra infaticabile mente riflette h24 su quello che viviamo, su quanto ci succede, sugli esiti delle nostre azioni.

Qualche giorno fa ti ho parlato di come funzionano le nostre aspettative e di come possiamo reagire agli eventi quando non vanno proprio come ci saremmo aspettatti.

Per dare un senso a quello che ci capita siamo portati a leggere la realtà in due modi:

  1. l’esito dei nostri sforzi dipende da noi “Se riuscirò a raggiungere i miei obiettivi dipenderà esclusivamente da me!”
  2. l’esito dei nostri sforzi dipende da fattori esterni a noi che non possiamo in alcun modo controllare o modifcare. “E’ tutta questione di fortuna! Possono accadere degli imprevisti”

La psicologia ha coniato un termine per definire la percezione che noi abbiamo circa la possibilità di controllare la nostra vita: locus of control (LOC, luogo del controllo, Rotter 1966).

Il locus of control influenza le nostre aspettative, la nostra motivazione ad agire.

Cos’è e a cosa serve il luogo del controllo?

Ci fornisce una spiegazione degli eventi.

Quello che proviamo a seguito di una situazione, l’effetto che gli eventi hanno su di noi, non dipendono dall’evento in sè, ma da come noi lo percepiamo. Il locus of control si riferisce a come le persone interpretano gli eventi: è uno stile di attribuzione causale. In pratica indica quanto siamo convinti che le nostre azioni possano direzionare gli eventi che accadono.

Esistono due tipi di locus of control: interno ed esterno.

Torniamo all’esempio iniziale e modifichiamolo un pochino. Mettiamo, ad esempio, che per l’ennesima volta vieni bocciato all’esame di statistica (un esempio a caso!). Se attivi un locus of control interno ti rendi conto che forse non hai dato il meglio di te, che se studi e ti impegni di più l’esito della prova sarà sicuramente differente. Sei tu che controlli l’esito dell’esame! Il locus of control esterno ti porterà a pensare che sei stato sfortunato, che non sai in grado di superare la prova perchè la professoressa è troppo pignola e non si capisce cosa voglia, che il destino, o qualche oscuro disegno superiore, ti stanno impedendo di raggiungere il tuo obiettivo.

Quello che fai è normale: interpreti la tua realtà dal tuo punto di vista. Quello che cambia però è la percezione che hai di te stesso, della tua autostima, della tua autoefficacia, della tua possibilità di far andare le cose come vorresti.

LOC interno o esterno: cosa cambia?

Se adotti un LOC esterno ti sentirai in balia degli eventi, non in grado di agire sull’esito delle situazioni e delle sfide che dovrai affrontare. Sei portato a pensare che sia il destino che domina la tua vita, che la fortuna abbia un ruolo preponderante nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. In questo modo se avrai successo penserai “Sono stato fortunato, non è merito mio!”. Al contrario se le cose vanno male ti ripeterai: “Era destino che non funzionasse, io non potevo fare nulla!” In questo modo sei completamente in balia dell’imprevedibilità e la motivazione a cercare soluzioni alternative è molto debole, certo che tutti gli sforzi che metterai in campo saranno poco ultili.

Un LOC interno d’altra parte ti permette di sentirti protagonista delle tue scelte, sei tu che controlli la tua vita! Questo stile di attribuzione è accompagnato da un forte senso di motivazione, e di risoluzione dei problemi. Le tue azioni, i tuoi pensieri, il tuo impegno nel raggiungere un obiettivo possono fare la differenza. Sei portato a pensare che il successo che ottieni sia merito delle tue capacità e del tuo impegno “Sono stato bravo, mi sono impegnato, ho dato il meglio di me!”. Al contrario se le cose non vanno come sperato ti dirai: “Ecco, non sono stato sufficientemente attento, se le cose sono andate male perchè sono pieno di difetti”. Il caso e gli imprevisti non hanno nessun ruolo sull’esito delle tue azioni.

Quale LOC hai?

La domanda è un po’ trabocchetto in realtà! Questa distinzione non è così netta in nessuno di noi: non siamo totalmente “interni” o “esterni”. Non c’è uno stile di attribuzione migliore. Dipende. Ognuno di noi ha una dominanza di uno stile rispetto all’altro e sono molte le fonti che ci fanno modificare la nostra capacità di interpretare gli eventi: il ruolo che abbiamo, la circostanza che stiamo vivendo, le nostre aspettative a riguardo degli eventi.

Lo scenario migliore, più adattivo e salutare, è una giusta via di mezzo: dobbiamo premiarci per i nostri successi, riconoscendo il nostro merito e valore, ma non colpevolizzarci all’eccesso per i nostri fallimenti, stigmatizzando quelli che sono alcuni dei nostri difetti, permettendoci, a volte, di considerare che noi abbiamo dato il massimo, anche se le cose non sono andate come avremmo desiderato!

CAPITA!