Lo sai fermare il pensiero? Cosa ci succede quando scegliamo

Noi pensiamo. Sempre. Ininterrottamente. La mente è come il cuore: va da sola.

Pensiamo  ad eventi passati: a come ci abbiano fatto sentire, magari rimpiangendoli o fantasticando su come sarebbero andate le cose se…

Pensiamo agli eventi futuri, spesso con ansia e preoccupazione per quello che sarà, o meglio per quello che potrebbe essere o vorremmo che fosse.

I nostri pensieri influenzano il nostro modo di interpretare gli eventi e le relazioni, i nostri comportamenti e le decisioni. I nostri stati d’animo. Continuamente, tutto il giorno.

Non sempre possiamo scegliere a cosa pensare. A volte i pensieri arrivano, all’improvviso, senza mai essere stati realmente invitati. Imparare ad ascoltare i nostri pensieri, ed accogliere anche il più fievole e timido, è fondamentale per evitare di sentire le nostre emozioni come se fossero su un treno in corsa: come se avessimo l’umore fuori controllo. Eppure in certi momenti della nostra vita è molto difficile seguirne il flusso.

Cosa ci accade quando dobbiamo fare delle scelte difficili?

Hai mai vissuto un periodo nel quale, dovendo scegliere tra alcune opportunità, ti sei trovato a non sapere bene quale cogliere? Un momento in cui, non avendo chiare le conseguenze di una tua scelta, procrastini la decisione?

Mettiamo, per esempio, che ti venga offerto un posto di lavoro a cui aspiravi da tempo, in una società che hai sempre guardato con molto interesse. Sarai maggiormente retribuito rispetto al tuo impiego attuale e lavorerai in un palazzo poco distante dalla tua attuale postazione.

Dopo alcune riflessioni e considerazioni, potresti arrivare a concludere che l’offerta ricevuta sia molto interessante e cambiare lavoro: i vantaggi della proposta sono evidenti.

Quando una direzione è nettamente preferibile all’altra siamo più facilitati a scegliere.

Poniamo invece il caso che il datore di lavoro ti dica che la sede dove lavorerai è a circa 60 chilometri da casa, più del doppio della distanza che fai attualmente.

Questo secondo scenario  potrebbe rendere la presa di decisione più complessa. Se cambi lavoro andrai a fare quello che desideri e con uno stipendio nettamente superiore all’attuale. Ma il luogo di lavoro è decisamente più lontano da casa. Dovrai cambiare molte tue abitudini. L’organizzazione della tua giornata subirà notevoli modifiche e cambieranno inevitabilmente molte cose.  D’altro canto se resti dove sei non dovrai effettuare nessuno sconvolgimento nella tua vita, ma non è detto che sarai soddisfatto e che non penserai in continuazione “se avesssi cambiato forse le cose ora sarebbero diverse”.

È difficile scegliere tra opzioni che hanno sia lati positivi che negativi.

Cosa proviamo in questi momenti?

Quando dobbiamo prendere delle decisioni importanti possiamo provare un senso di smarrimento, di indecisione e ansia pensando al futuro.

Scatta in noi un dialogo interno: un conflitto nella nostra mente.  I nostri pensieri tendono a mostrarci scenari ideali, positivi e negativi, sulle (possibili) conseguenze delle scelte. La nostra mente ci porta a vedere quello che potrebbe accadere qualora decidessimo di scegliere una strada rispetto all’altra. Un film mentale, carico di aspettative e dubbi: in realtà non sappiamo come andranno realmente le cose, ma la mente cerca di dare dei significati a quelli che sono i nostri pensieri, traducendoli in ipotesi ad alto contenuto emotivo. Ci sentiamo confusi. Se non siamo in grado di tenere sotto controllo il livello di ansia che sentiamo  può capitare di sentirsi bloccati: non riusciamo a decidere cosa fare e come farlo.

Ripetiamo i nostri monologhi  per decine e decine di volte… senza trovare una quadra!

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Quindi cosa facciamo?

Evitiamo di pensarci: desiderosi di sfuggire al nostro conflitto interno allontaniamo il momento della scelta, tenendo le distanze da quei pensieri così rumorosi, quasi fastidiosi, ed i dubbi che viviamo. Sembra che non sia mai il “momento buono” per dar loro il peso che meritano. Appunto, siamo confusi e un po’ spaventati.

Siamo frustrati, arrabbiati e ci autoaccusiamo perché non riusciamo a sbloccarci, non vediamo soluzioni. La sensazione di esasperazione che proviamo è forte e ci sentiamo in trappola. Purtroppo evitare di pensare ad una situazione senza risolverla non ha, nella maggior parte dei casi, l’effetto desiderato. Il pensiero torna.

“Non pensare a un orso bianco!”

Wegner (1994) ha studiato questo paradosso. In un suo esperimento ha chiesto ai partecipanti di non pensare ad un orso bianco per 5 minuti, durante i quali avrebbero dovuto scrivere su un foglio i pensieri che passavano loro per la testa. Nel caso in cui il pensiero andasse verso l’orso bianco avrebbero dovuto suonare un campanello… ebbene il campanello ha suonato in continuazione.

Più ci sforziamo di non pensare a qualcosa, più la nostra mente ci porterà a farlo.

Qual è la via d’uscita in questo loop mentale? Come possiamo calmare il nostro conflitto interno?

Iniziamo con 3 consigli!

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Faticoso. Molto. Da più punti di vista. Occorre donarsi tempo, per pensare a se stessi, per guardare con occhio critico ai nostri desideri ed aspettative, per valutare le nostre risorse e finalmente dare il giusto valore alle opportunità che incontriamo. Ricorda: l’autostima si coltiva! Anche il coraggio.

Tu le “senti le voci”? Hai mai provato, con fatica, ad allontanare una decisione? Proviamo ad affrontarla insieme?

Ripensi mai ai tuoi errori? La preoccupazione per il successo

Passiamo gran parte della nostra vita cercando il piacere, provando a vivere momenti di gioia, di allegria, di spensieratezza.

Circondati da amici, o in momenti privati, siamo costantemente alla ricerca della felicità, evitando, o cercando quantomeno di ridurre al minimo il dolore.

Quasi senza accorgercene viviamo le giornate bianche o nere: felici o tristi. Ignoriamo e non prestiamo attenzione a tutto quello che, dal nostro punto di vista, non rientra nell’una o nell’altra categoria. In questo modo non viviamo nella pienezza del momento! E’ un po’ come vivere la settimana da spettatori passivi aspettando il weekend, che inesorabilmente passa… e magari senza troppe emozioni.

O meglio, le emozioni le sentiamo e viviamo, ma spesso non ne siamo totalmente consapevoli!

Durante i miei corsi, per introdurre il discorso sulla consapevolezza emotiva e sulla sua importanza per imparare a vivere, comprende e quindi a gestire le emozioni negative, solitamente chiedo ai partecipanti di fare una riflessione su di loro, la stessa che ora chiedo a te.

Ti è mai capitato di arrivare a fine giornata, sederti comodamente sul divano e sentirti triste o nervoso o agitato senza sapere bene perchè? Hai un peso sullo stomaco e non riesci a capire da cosa sia dovuto? O quale, tra i tanti eventi della giornata, ti abbia causato questa sensazione di ansia, più di altri?

Alle volte siamo così tanto concentrati al raggiungimento di un obiettivo che non prestiamo attenzione ai nostri stati d’animo. Spesso non godiamo della piacevole compagnia o dei bei momenti della domenica pomeriggio perchè la nostra mente, più o meno consapevolmente, è già settata sugli impegni del lunedì!

Ci hai mai pensato?

Quindi ti invito a riflettere anche a questo: quanto dura la tua soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo? Per quanto tempo riesci a godere delle gioie del risultato raggiunto prima di buttarti a capofitto in una nuova ricerca del piacere? Quanto ci metti ad abituarti al nuovo livello di benessere trovato prima di considerarlo un’abitudine e desiderare qualcosa in più? Forse, come ci stimola Siegel (2012) a pensare, la tua mente è continuamente alla ricerca della felicità perchè convinta che si trovi da qualche parte nel futuro. Spesso la gioia del traguardo raggiunto dura molto meno del rimpianto o rammarico di non essere arrivati dove avremmo sperato.

La continua ricerca del successo e le preoccupazioni per il futuro se da una parte ci costringono a continui e malsani confronti con gli altri, dall’altra ci fanno dimenticare che noi vinciamo e perdiamo continuamente. Gli eventi spesso non vanno come vorremmo, non è possibile prevedere cosa succeda in futuro e come si evolveranno certe situazioni. Qui entra in gioco la nostra capacità di resilienza, la nostra abilità di resistere agli urti, la nostra abilità di resistere ai cambiamenti non cercati o voluti.E quindi alla nostra capacità di vivere i momenti piacevoli e belli tanto quanto concedersi il lusso di piangere quando siamo tristi o addolorati, senza scappare di fronte alle emozioni negative, ma affrontandole e permettendo di capire cosa ci capita quando le proviamo e come ci sentiamo sia nel corpo che nel cuore. Competenza che va allenata e coltivata.

Siegel, riprendendo alcuni considerazioni sulla pratica della Mindufulness,  offre un valido spunto di riflessione per considerare cosa percepiamo come una sconfitta e come ci sentiamo quando commettiamo degli errori e non raggiungiamo il traguardo sperato.

Prova a compilare questa tabella.

che-disfatta

Se la compiliamo con onestà potremmo trovare molti episodi da inserire in entrambe le colonne. Magari alcuni si ripetono.

Cosa ne dici? Ci sono delle costanti? Ci sono situazioni o dei temi che si ripetono più di altri?

Questo breve esercizio è solo una piccola parte del lavoro che puoi fare su di te per comprendere come crei e vedi la tua identità, quali sono i tuoi valori e le tue convinzioni, e quali aspetti della tua vita consideri come pregnanti rispetto ad altri.

Imparare dagli errori commessi non è semplice e spesso la nostra mente si perde in pensieri riguardanti eventi passati, non considerandoli come passati, ma come ferite che bruciano ancora e non ci fanno godere appieno del presente. Siamo portati a pensare che se non siamo felici è esclusivamente per colpa nostra, per le scelte sbagliate fatte e siamo portati a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in noi. Dimentichiamo che non siamo onnipotenti e non solo non possiamo prevedere il futuro, ma siamo spesso certi dell’esito negativo delle nostre iniziative “mi è sempre andata male, andrà male anche questa volta!“.

Imparare a smettere di pensare al passato o al futuro concentrandosi sul momento presente ci aiuta a migliorare la nostra autostima e ci insegna a considerare ogni evento e ogni nostro pensiero ad esso legato, come ad una nuova esperienza o sensazione, da vivere e comprendere e poi lasciare andare. Essere mindful significa cambiare atteggiamento nei confronti dei nostri vissuti.

Ripensi mai ai tuoi errori? E’ più che normale! L’importante è che questi pensieri non blocchino la tua capacità di superare gli ostacoli o gli imprevisti che potrai trovare sulla tua strada. Serve allenamento e buona volontà. Ma vivere nel presente ti ripagherà degli sforzi fatti!

Quanto sei severo con te stesso? Perchè imparare a non giudicarsi

Sono maestra di scuola dell’infanzia. Il mio diploma dice così.

Ricordo che una delle nozioni apprese in preparazione della breve esperienza di stage in un asilo al…mh o 4 o 5 anno non ricordo,  è stata quella di non richiamare i bambini dicendo loro “sei sciocco” “non sai lavorare bene” “non riesci a concentrarti”, ma utilizzando espressioni come “quello che stai facendo in questo momento è sciocco” “questo lavoretto non l’hai portato a termine bene” e così via.

Il motivo?

La scuola, così come la famiglia, ha un ruolo centrale nello sviluppo e nell’incremento dell’autostima nei bambini. Quindi, per spiegare loro come comportarsi e dare il meglio di loro senza sentirsi frustrati quando non raggiungono l’obiettivo cercato, ci hanno insegnato a riferirci ai bambini sottolineando il loro atteggiamento e comportamento del qui ed ora. Non generalizzando l’errore, ma facendo loro capire in cosa hanno sbagliato o in quale situazione non si sono comportati bene e perché. In questo modo contribuiremo a costruire nel bambino un’immagine positiva di sé.

Da adulti sembra tutto più difficile! Quando ci riferiamo al nostro operato, o ai nostri errori, facciamo spesso fatica a non generalizzare le nostre mancanze. Ecco cerco di arrivare al punto…

Come sei messo ad autocritica?

Hai mai pensato “Sono un disastro”, “Capitano tutte a me, non me ne va bene una”, “Non mi so mai organizzare”, “sono sempre nervosa e agitata, davvero una persona triste”. Piuttosto che usare espressioni come: “questo lavoro l’ho fatto senza impegno e senza voglia, non è venuto bene”, “ho avuto un imprevisto, può capitare”…generalizzando e allargando quello che è il nostro pensiero su di noi relativo ad una specifica situazione, a tutta la nostra vita. In questo modo ci creiamo delle etichette, creiamo delle categorie in cui ci forziamo di rientrare: persona triste, sfigata, incapace di organizzarsi, e…guarda un po’…alla fine ci crediamo davvero!

L’autostima, lo dice la parola, si riferisce all’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo ha di se stesso (Battistelli, 1994). In pratica: come ti valuti? Come ti consideri? Che stima hai di te? Si potrebbe aprire una grande parentesi sulle risorse che percepisci di avere, su limiti e potenzialità, ma sarebbe davvero una lunga digressione.

L’autostima dipende, anche, dai pensieri che fai su di te. Se ti pensi sempre e continuamente in negativo, con il passare del tempo, ti convincerai che sei davvero così. A questo punto ogni nuova situazione che sperimenterai, ogni cambiamento nella routine, ogni obiettivo che per mille motivi non riuscirai a raggiungere, diventeranno per te motivo di forte stress e ansia, perché non sarai in grado di gestire la situazione che stai vivendo o il fallimento che, anche se piccolo, potresti vivere.

Evitare di giudicarsi con durezza significa imparare a parlare con se stessi con più affetto, circoscrivendo quello stato d’animo ad un evento specifico. E’ importante per migliorare la propria immagine di sé, la propria autostima appunto, dimostrando a noi stessi che ci vogliamo bene.

Come fare? Come iniziare a imparare a smettere di giudicarsi?

E’ un processo che va appreso, ci vuole pazienza, attenzione ed allenamento: dobbiamo cambiare una parte del nostro modo di pensarci, dobbiamo cambiare un’abitudine!

Cosa ne pensi? Quanto sei severo nei tuoi confronti? Ti giudichi a volte? Hai mai pensato in quali momenti ti capita di farlo? Come ti senti dopo?

Ecco 5 piccole mosse che possono iniziare a metterti sulla strada giusta

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Quando ti senti al meglio?

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Quando mi fermo.

Quando sono presente.

Quando uso un po’ del mio tempo per rallentare. Per pensare. Per avere consapevolezza di quello che sto realizzando.

Ad un certo punto della giornata è importante spegnere il “pilota automatico” e prestare attenzione a cosa stiamo facendo, a come ci sentiamo e a quello che stiamo provando.

In questo modo si impara a godere di più dell’attimo, a diventarne totalmente consapevoli di quello che viviamo e di come lo sentiamo. Si imparano a gestire i propri pensieri, riconoscendoli, comprendendoli e facendoli scivolare addosso dopo averli consapevolmente sentiti. Dopo aver compreso che sono solamente dei pensieri, siamo noi a dare loro il peso.

Perchè imparare a vedere e ad accettare le cose così come sono?

Non si può vincere sempre. Il cambiamento attorno a noi è imprescindibile, l’imprevisto è a volte una costante. O ci sembra tale. E’ impegnativo, ma importante, imparare ad accettare le cose così come vengono, ad accoglierle con serenità. Provando a non controllare ogni cosa ci si accorge che i “sali e scendi” della vita ci sconvolgeranno con meno facilità, risparmiandoci quindi una ricca dose di ansia. Imparare a vivere -e ad esserci- nel tempo presente: è una bella sfida.

Hai mai sentito parlare di mindfulness?

In quel momento mi sento bene… Ma che fatica!

 

 

 

Qual è la prima cosa che fai al mattino?

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La colazione!

Senza indugio 😉 o, come la definisce una persona a me vicina, la “colazione dei campioni” . La mattina mi sfondo insomma: tè, caffè, frutta, yogurt, fette biscottate. Sono un tipo abbastanza monotono in fatto di prima colazione, ma sono consapevole della sua importanza e mi piace iniziare la giornata prendendomi cura di me. E’ la mia coccola, il mio vizio quotidiano!

Sì certo, poi faccio la lista delle cose da fare, ordinata per importanza, urgenza e tutto il resto… ma ne perleremo, ora la domanda è un’altra: “qual è la prima cosa che faccio alla mattina”…

Al mattino mi metto al centro. Questo è uno dei miei segreti che voglio condividere con te!

Durante i corsi di formazione sulla Gestione dello Stress, a colloquio con i miei clienti, mi piace ricordare quanto sia importante viziarsi! Certo, ognuno di noi ha tempi, lavori, famiglie, impegni differenti (per fortuna!) ma il momento privato, quello durante il quale contiamo solo noi, è importante riuscire a ritagliarselo.

Cosa vuol dire prendersi cura di sè?

Il nostro corpo è una macchina, ben oliata e funzionante! La nostra mente lo segue a ruota, stimolata, da tanti punti di vista, e pronta ad accontentare ogni nostra richiesta, anche quello sforzo in più.

In certi momenti della giornata o in alcuni giorni della settimana può capitare che le  nostre richieste siano un po’… troppe… molte cose da fare e poco tempo a disposizione. Non potendo dilatare il tempo (ahimè non si può!) quello che possiamo fare è preservare un minimo di sanità mentale e magari riuscire a ritagliare un po’ di tempo per noi. Perchè a volte dimentichiamo che se noi non funzioniamo bene non è possibile portare a termine tutti i nostri impegni, qualunque essi siano!

Io lo faccio al mattino! E tu? Ti prendi cura di te? In che modo?

Ai miei clienti suggerisco il momento SPA! Una serata, dopo aver messo a letto i bambini, un pomeriggio di pioggia durante il quale non si sa bene cosa fare, una mattina in cui, per qualche strana congiunzione astrale, abbiamo un’oretta tutta per noi… Ebbene, tutti (ma proprio tutti credo) abbiamo in casa quel miliardo di candele profumate dell’Ikea ( 🙂 ): io ne accendo un paio in bagno, scelgo con cura un bagnoschiuma profumato, il mio guanto scrub e mi dedico a me, al mio corpo, alla mia mente e al mio cuore, portado l’attenzione sul qui ed ora  (mai sentito parlare di Mindfulness?) cercando di lasciare il mondo fuori dalla porta, per qualche momento ci sono solo io!

Che ne dici? Ci vuoi provare? Mettiti al centro per un po’, il mondo andrà avanti comunque… vale la pena ricaricare le energie!