Quanto sei severo con te stesso? Perchè imparare a non giudicarsi

Sono maestra di scuola dell’infanzia. Il mio diploma dice così.

Ricordo che una delle nozioni apprese in preparazione della breve esperienza di stage in un asilo al…mh o 4 o 5 anno non ricordo,  è stata quella di non richiamare i bambini dicendo loro “sei sciocco” “non sai lavorare bene” “non riesci a concentrarti”, ma utilizzando espressioni come “quello che stai facendo in questo momento è sciocco” “questo lavoretto non l’hai portato a termine bene” e così via.

Il motivo?

La scuola, così come la famiglia, ha un ruolo centrale nello sviluppo e nell’incremento dell’autostima nei bambini. Quindi, per spiegare loro come comportarsi e dare il meglio di loro senza sentirsi frustrati quando non raggiungono l’obiettivo cercato, ci hanno insegnato a riferirci ai bambini sottolineando il loro atteggiamento e comportamento del qui ed ora. Non generalizzando l’errore, ma facendo loro capire in cosa hanno sbagliato o in quale situazione non si sono comportati bene e perché. In questo modo contribuiremo a costruire nel bambino un’immagine positiva di sé.

Da adulti sembra tutto più difficile! Quando ci riferiamo al nostro operato, o ai nostri errori, facciamo spesso fatica a non generalizzare le nostre mancanze. Ecco cerco di arrivare al punto…

Come sei messo ad autocritica?

Hai mai pensato “Sono un disastro”, “Capitano tutte a me, non me ne va bene una”, “Non mi so mai organizzare”, “sono sempre nervosa e agitata, davvero una persona triste”. Piuttosto che usare espressioni come: “questo lavoro l’ho fatto senza impegno e senza voglia, non è venuto bene”, “ho avuto un imprevisto, può capitare”…generalizzando e allargando quello che è il nostro pensiero su di noi relativo ad una specifica situazione, a tutta la nostra vita. In questo modo ci creiamo delle etichette, creiamo delle categorie in cui ci forziamo di rientrare: persona triste, sfigata, incapace di organizzarsi, e…guarda un po’…alla fine ci crediamo davvero!

L’autostima, lo dice la parola, si riferisce all’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo ha di se stesso (Battistelli, 1994). In pratica: come ti valuti? Come ti consideri? Che stima hai di te? Si potrebbe aprire una grande parentesi sulle risorse che percepisci di avere, su limiti e potenzialità, ma sarebbe davvero una lunga digressione.

L’autostima dipende, anche, dai pensieri che fai su di te. Se ti pensi sempre e continuamente in negativo, con il passare del tempo, ti convincerai che sei davvero così. A questo punto ogni nuova situazione che sperimenterai, ogni cambiamento nella routine, ogni obiettivo che per mille motivi non riuscirai a raggiungere, diventeranno per te motivo di forte stress e ansia, perché non sarai in grado di gestire la situazione che stai vivendo o il fallimento che, anche se piccolo, potresti vivere.

Evitare di giudicarsi con durezza significa imparare a parlare con se stessi con più affetto, circoscrivendo quello stato d’animo ad un evento specifico. E’ importante per migliorare la propria immagine di sé, la propria autostima appunto, dimostrando a noi stessi che ci vogliamo bene.

Come fare? Come iniziare a imparare a smettere di giudicarsi?

E’ un processo che va appreso, ci vuole pazienza, attenzione ed allenamento: dobbiamo cambiare una parte del nostro modo di pensarci, dobbiamo cambiare un’abitudine!

Cosa ne pensi? Quanto sei severo nei tuoi confronti? Ti giudichi a volte? Hai mai pensato in quali momenti ti capita di farlo? Come ti senti dopo?

Ecco 5 piccole mosse che possono iniziare a metterti sulla strada giusta

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Come ti sollevi il morale dopo una brutta giornata? Come nascono le emozioni

Come faccio a decidere se quella che sto vivendo è una bella o una brutta giornata? Come fanno gli eventi ad influenzare il mio umore? Quali effetti hanno le emozioni che provo nel mio cuore e nel mio corpo? Come nascono e cosa mi succede quando mi emoziono?

Le emozioni sono l’espressione della valutazione di una situazione.
Se valutiamo che l’evento che stiamo vivendo sia piacevole, positivo e utile per i nostri scopi e desideri l’emozione corrispondente che proveremo sarà positiva (soddisfazione, gioia, felicità…).

Al contrario se l’evento vissuto viene percepito come minaccioso per il nostro benessere, poco chiaro e non utile alle nostre finalità allora vivremo delle emozioni negative (rabbia, paura, angoscia, tristezza…).

Come nasce l’emozione?

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E’ la risultante di questo processo di valutazione, appunto, e viene influenzata anche da diversi aspetti che la caratterizzano ancor di più come una reazione soggettiva e personale. I nostri tratti di personalità (la nostra capacità di resiste e far fronte agli urti della vita -il coping-), le nostre abitudini (sonno, attività fisica, alimentazione), il clima ed il tempo (le stagioni, le ore del giorno, il meteo), il sesso e l’età e le attività sociali.

Insomma ad ognuno la sua risposta emotiva!

Cosa ci succede quando ci emozioniamo?

Le emozioni provocano cambiamenti a 3 livelli:

  • fisiologico: respirazione, battito cardiaco, digestione, sudorazione ecc
  • comportamentale: cambiano le espressioni facciali, la postura, il tono della voce, le reazioni (es la distanza nello spazio rispetto agli altri)
  • psicologico: si modifica la sensazione personale, il controllo di sé in base alle proprie abilità cognitive:  mi piace questa novità? Posso gestire questo cambiamento?

Si parla infatti di Competenza Emotiva facendo riferimento a quella capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni. Apprendendo strategie per fronteggiare le   frustrazioni, la collera, le paure, lo sconforto, ognuno di noi avrà maggiori risorse per reagire alle avversità e  per stabilire relazioni positive con altre persone.

Cosa significa?

Se imparo a riconoscere come il mio corpo e la mia mente reagiscono agli eventi -soprattutto negativi- posso comprendere quali reazioni aspettarmi, come abbassare il livello di intensità e modificare l’effetto dell’evento sul mio umore, migliorando il mio adattamento alle situazioni e nei contesti sociali.

Detto questo, oguno di noi percepisce e vive le situazioni in modo diverso, e quindi usa tecniche e strategie differenti per sollevarsi il morale: una passeggiata, un giro con le amiche, una tazza di tè con qualche dolcetto, un po’ di shopping, un salto in palestra. Tutte attività utili per qualcuno, non funzionali per altre.

Qual è il tuo segreto? Come ti sollevi l’umore quando la giornata sembra nera e che tutto e tutti remino contro di te? Forse la vera domanda nascosta qui sotto è: ma tu lo sai cosa ti provoca le tue reazioni ed emozioni negative? Capisci e sei consapevole di come il tuo corpo e il tuo umore cambia al cambiare delle situazioni e delle persone che ti circondano?

Io, nelle mie giornate “no”, mi bevo un caldissimo latte macchiato! Vado al bar con la mia cagnolina e mi vizio. Attenzione, non è un peccato di gola! E’ un modo, come possono essercene altri cento, di riportare la mia attenzione su di me, e sul qui ed ora, di prendermi del tempo per ascoltarmi e rielaborare quanto è successo, come l’ho vissuto e perchè mi ha fatto sentire come mi sento in quel momento.

Quindi, tu cosa fai per superare una giornata nera?

Qual è la prima cosa che fai al mattino?

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La colazione!

Senza indugio 😉 o, come la definisce una persona a me vicina, la “colazione dei campioni” . La mattina mi sfondo insomma: tè, caffè, frutta, yogurt, fette biscottate. Sono un tipo abbastanza monotono in fatto di prima colazione, ma sono consapevole della sua importanza e mi piace iniziare la giornata prendendomi cura di me. E’ la mia coccola, il mio vizio quotidiano!

Sì certo, poi faccio la lista delle cose da fare, ordinata per importanza, urgenza e tutto il resto… ma ne perleremo, ora la domanda è un’altra: “qual è la prima cosa che faccio alla mattina”…

Al mattino mi metto al centro. Questo è uno dei miei segreti che voglio condividere con te!

Durante i corsi di formazione sulla Gestione dello Stress, a colloquio con i miei clienti, mi piace ricordare quanto sia importante viziarsi! Certo, ognuno di noi ha tempi, lavori, famiglie, impegni differenti (per fortuna!) ma il momento privato, quello durante il quale contiamo solo noi, è importante riuscire a ritagliarselo.

Cosa vuol dire prendersi cura di sè?

Il nostro corpo è una macchina, ben oliata e funzionante! La nostra mente lo segue a ruota, stimolata, da tanti punti di vista, e pronta ad accontentare ogni nostra richiesta, anche quello sforzo in più.

In certi momenti della giornata o in alcuni giorni della settimana può capitare che le  nostre richieste siano un po’… troppe… molte cose da fare e poco tempo a disposizione. Non potendo dilatare il tempo (ahimè non si può!) quello che possiamo fare è preservare un minimo di sanità mentale e magari riuscire a ritagliare un po’ di tempo per noi. Perchè a volte dimentichiamo che se noi non funzioniamo bene non è possibile portare a termine tutti i nostri impegni, qualunque essi siano!

Io lo faccio al mattino! E tu? Ti prendi cura di te? In che modo?

Ai miei clienti suggerisco il momento SPA! Una serata, dopo aver messo a letto i bambini, un pomeriggio di pioggia durante il quale non si sa bene cosa fare, una mattina in cui, per qualche strana congiunzione astrale, abbiamo un’oretta tutta per noi… Ebbene, tutti (ma proprio tutti credo) abbiamo in casa quel miliardo di candele profumate dell’Ikea ( 🙂 ): io ne accendo un paio in bagno, scelgo con cura un bagnoschiuma profumato, il mio guanto scrub e mi dedico a me, al mio corpo, alla mia mente e al mio cuore, portado l’attenzione sul qui ed ora  (mai sentito parlare di Mindfulness?) cercando di lasciare il mondo fuori dalla porta, per qualche momento ci sono solo io!

Che ne dici? Ci vuoi provare? Mettiti al centro per un po’, il mondo andrà avanti comunque… vale la pena ricaricare le energie!