Stress da rientro? Come organizzare il tuo lavoro al meglio: cosa mi ha insegnato il trekking

Hai mille cose da fare, sono tutte urgentissime e non sai da quale iniziare? Qual è il miglior modo per gestire tutte le attività che hai posticipato a settembre?

» Prendi il tempo necessario per organizzarti!

Una delle strategie più efficaci per imparare a gestire il proprio tempo è quella di creare una buona programmazione: per risparmiare tempo bisogna prendere tempo.
Per vincere lo stress da rientro, cercando di non perdersi tra gli impegni in partenza, trovo molto utile un consiglio che seguo durante le mie avventure di trekking in alta montagna (letto su una piccola guida alla sopravvivenza): “se ti perdi STOP!
Percorro itinerari generalmente segnati da linee bianche e rosse in punti di snodo o da “montagnette” di sassi, create e messe in evidenza da escursionisti passati di lì, che aiutano a trovare il sentiero quando il percorso diventa complesso e poco visibile. A volte è davvero poco visibile.

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Monte Confinale (Gruppo Ortles-Cevedale Alpi Retiche meridionali)

Il modo migliore per non farsi prendere dal panico e riuscire a trovare la strada è fermarsi. Prendere un momento per guardarsi intorno, osservare quello che ti circonda, rendersi conto di dove si è e dove si desidera arrivare.
L’acronimo STOP riassume quali comportamenti è preferibile adottare se ti trovi in difficoltà o ti perdi in alta montagna. Un insieme di azioni che trovo molto utili nella gestione del lavoro, quando sento che gli impegni da organizzare iniziano a essere onerosi e numerosi.

S Sit down (siediti)

T Think (pensa)

O Observe (osserva)

P Proceed (procedi)

  • Siediti: fermati. Quando pensi di avere troppe cose da fare da non avere idea di dove iniziare, quando ti senti sopraffatto dagli impegni in partenza è possibile che ansia e paura di non farcela accompagnino le tue riflessioni. Queste emozioni sono estremamente invalidanti: tendono a bloccarti, non ti permettono di avere una chiara visione del “da farsi” e tendenzialmente motivazione e voglia di fare vengono meno, lasciando spazio a scarso interesse e poco entusiasmo e a una pessima organizzazione delle tue giornate. Fermati e stabilisci il tuo punto zero: da qui massima concentrazione.
  • Pensa: fai una lista di cose da fare. Può capitare che sei preoccupato perché pensi di avere moltissime cose da fare e magari non sai bene nemmeno tu quali: fai chiarezza. Il tempo speso per una buona programmazione lo recuperi agilmente nella realizzazione ordinata delle tue attività. Cerca di essere quanto più possibile preciso nell’elencare compiti e attività che devi portare a termine, specificando il tempo che credi ti serva e se sono coinvolte altre persone.
  • Osserva: organizza le attività a seconda delle tue priorità. Quali sono le cose urgenti? A quali è meglio dedicare più attenzione? Quali puoi delegare? (pensaci bene, qualcosa c’è di sicuro!)
  • Procedi: crea un piano di azione. Scegli la tua meta. Concentrati su un obiettivo alla volta, che sia concreto e misurabile. Chiarisciti i benefici che avrai quando lo raggiungi: questo ti aiuterà a mantenere alta la motivazione all’azione. Identifica ostacoli e difficoltà che potresti incontrare e qualche idea per superarle.

Organizzare il proprio lavoro significa concentrarsi per dare il giusto peso e valore alle nostre attività, anche quelle impreviste, avendo sempre chiaro il punto di arrivo e definendo al meglio il tragitto per raggiungerlo ottimizzando le risorse in base a priorità e bisogni.

Vai dove ti porta il cuore? Il valore della direzione

Che direzione sta prendendo la tua vita? Dove stai andando?

Entro a gamba tesa!

Quante volte te lo sei chiesto nell’ultimo mese? Nell’ultima settimana? E oggi? Quante volte ti sei fermato e ci hai riflettuto? Parlo di pensieri seri, quelli dai quali a volte scappi perché confondono e pesano!

Sei soddisfatto della tua vita? Il tuo viaggio sta procedendo come te lo immaginavi? Stai andando dove desideri?

E’ importante avere le chiare le mete verso le quali ci stiamo muovendo, è centrale interrogarsi se stiamo percorrendo la via che ci porterà alla nostra felicità: cosa cerchiamo e cosa ci manca per ottenerla. Avere un obiettivo, uno scopo, significa avere chiara la direzione che le nostre azioni avranno ed il senso delle nostre scelte. Gli obiettivi sono le nostre aspirate mete, i punti di arrivo che ci prefiggiamo di raggiungere. Possono cambiare nel tempo a seconda dei nostri bisogni e necessità, a seguito di una valutazione delle nostre competenze o dopo alcuni cambiamenti della nostra vita.

Ti  sei mai trovato in una situazione in cui hai dovuto cambiare i tuoi obiettivi? In cui ti sei sentito costretto a modificare i tuoi desideri? Succede qualcosa che modifica la tua omeostasi, un imprevisto mette a repentaglio il tuo equilibrio e devi riconsiderare alcune parti della tua vita.

Come puoi ripartire? Come fai ordine tra i pensieri? Da dove ri-cominciare?

Riparti dai valori! Devi tornare alle origini, ripensare a quali sono i valori che hai scelto come bussola nella tua vita.

Cosa sono i valori?

Sono i comportamenti che adottiamo per raggiungere i nostri traguardi. Il valore indica il come, il modo in cui agiamo per arrivare ai nostri obiettivi. I valori sono parte di noi, sono le qualità che accompagnano le nostre azioni.

Ti faccio un esempio: se decido di vivere una vita perseguendo i valori di lealtà e giustizia non commetterò mai un furto. O ancora se altruismo e generosità guidano il mio comportamento potrò decidere di dedicare del tempo al volontariato mettendo a disposizione di altri il valore in cui credo e agendo di conseguenza per vivere in coerenza e pienezza.

Indicano cosa per noi è importante e guidano le nostre scelte. Sono i perni saldi sui quali si basa la nostra esistenza: sono una caratteristica stabile della nostra vita per questo motivo è fondamentale averli ben chiari e utilizzarli come molla per agire un cambiamento di obiettivo o di prospettiva. Sono il tuo punto di partenza per ri-partire. Quali seguire è una scelta personale: alcuni nostri amici e conoscenti ne condividono alcuni con noi.

Quali valori accompagnano le tue azioni?

elenco valori

Perchè sono così importanti?

I valori ci motivano ad agire in un determinato modo, danno significato alla nostra vita. Offrono spunti di riflessione e ci permettono di provare soddisfazione e serenità in quello che facciamo ed un profondo senso di pace interiore.

Gli obiettivi si possono raggiungere… o mancare. I valori che si scelgono di seguire permangono nel tempo e aiutano a confrontarci con entrambi questi scenari e a re-agire di conseguenza. Per vivere coerenti con sé stessi.

Hai riflettuto su quali siano i tuoi valori? Qual è il motore che spinge la tua vita? Quali gli ingredienti che la compongono?

Bene! E adesso cosa puoi fare?

La mossa successiva è identificare un obiettivo che sia in linea con le qualità che decido di seguire: devi passare all’azione! Spesso mi trovo a ripetere -e a ripetermi- “se ti muovi il mondo si muove con te”, quindi muoviti! Crea un piano di azione che, a partire dalle tue profonde convinzioni, ti aiuti a raggiungere il cambiamento desiderato e magari l’obiettivo tanto aspirato.

Come si crea un efficace piano di azione?

Arrivare ad un cambiamento non è sempre semplice, può coinvolgere molti aspetti della nostra vita e ci invita a riflettere sulle nostre priorità e risorse, a fare un attento esame della realtà che viviamo e scegliere dove arrivare… il come adesso lo sai già!

Ecco un piccolo aiuto per supportarti nella stesura del tuo prossimo obiettivo!

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Adesso non resta altro che fare un po’ di ordine in quelle che sono le tue proprità e opportunità e scegliere da cosa iniziare.

A che punto sei con i tuoi ragionamenti? Cosa ne pensi? Posso aiutarti?

Contattami qui!

 

Come reagisci agli urti? La tua arma è la Resilienza

Siamo programmati per sopravvivere: ci adattiamo.

A volte il cambiamento è semplice, veloce, quasi spontaneo. Altre è difficile, lento, doloroso. A volte ha un esito positivo, oltre le nostre aspettative. Altre ci risulta così complesso da accettare che risollevarci sembra impossibile.

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Hai mai preso una batosta?

B-A-T-O-S-T-A: scarto di realtà.

Magari capita anche a te di fare delle ipotesi su come pensi possa svilupparsi una particolare situazione della tua vita: che sia un desiderio professionale, affettivo o personale, pensi e fantastichi  su come potrebbe essere la tua vita dopo la tua scelta, dopo il tuo cambiamento.

Per i più svariati motivi può però succedere che il tuo desiderio non si realizzi, o che questo non accada nei tempi e modi sperati.

O ancora. Hai mai avuto la sensazione che mondo stia per crollarti addosso? All’improvviso succede qualcosa che sconvolge la tua vita, come te la stavi costruendo, come te l’eri immaginata.

Per entrambi questi scenari ognuno di noi può provare emozioni negative riferite a scarti di realtà più o meno grandi, gravi o significativi: una furibonda lite con una persona amica che sta facendo vacillare il vostro rapporto, una promozione al lavoro non ottenuta, una separazione, un lutto, un incidente, un trasferimento, …

Per cercare di sciogliere i nodi della crisi e far fronte alle nostre batoste la nostra arma è la resilienza.

Come ci risolleviamo?

Le esperienze passate, le sfide vinte e perdute, gli obiettivi raggiunti e quelli mancati, creano il nostro personale bagaglio di risorse… da aprire al bisogno. L’empatia, la capacità di problem solving, la motivazione, l’autostima, l’ottimismo, sono solo alcune di quelle che la psicologia chiama “strategie di coping” (Lazarus e Folkman, 1984). Più è ampio il nostro set di risorse dal quale attingere aiuti nei momenti complessi della vita, maggiore sarà la nostra resilienza: la capacità di adattarci agli eventi e superarli.

La resilienza è un meccanismo complesso. Si compone dell’insieme delle nostre risorse e ci dona la capacità di adattarci in modo flessibile e funzionale alle situazioni. Permette a ognuno di noi di vivere una vita piena e soddisfacente, di riorganizzarla al meglio anche dopo aver vissuto eventi per noi sconvolgenti. Essere resilienti significa essere in grado di autoguarirci resistendo ai colpi e agli imprevisti imparando ad adottare una nuova prospettiva per guardare alla nostra vita.

Come si coltiva la resilienza?

Potenziare la nostre risorse significa aumentare la nostra capacità di rispondere in modo sano agli eventi della vita, resistendo allo stress e diventando consapevoli delle nostre competenze e possibilità.

Quali sono gli aspetti sui quali puntare?

  • Cambia la tua prospettiva: l’attitudine positiva ha un peso rilevante. Sii ricettivo, pronto a cogliere il lato buono delle cose. Focalizza la tua attenzione su quello che hai, non su quello che vorresti avere.
  • Coltiva la tua autostima: è importante che tu ti voglia bene, che accolga i tuoi difetti ed evidenzi punti di forza. Non essere troppo critico con te stesso ed imparerai ad avere una maggiore tolleranza a potenziali critiche o imprevisti.
  • Impara a gestire il tuo luogo del controllo: sii protagonista delle tue scelte e responsabilizzati nei confronti dei tuoi fallimenti, riconoscendo che c’è sempre margine all’errore o agli imprevisti
  • Cerca il supporto: gli altri sono una risorsa preziosa. Racconta quello che provi, condividi le tue paure e timori, condividere la sofferenza ti aiuterà a dare una voce ai tuoi stati interni e ti permetterà di ricevere conforto e sentirti accolto.

Ricordati che viviamo nel presente, ma possiamo fare grande tesoro delle esperienze passate. Le nostre risorse accrescono e si modificano nel tempo, imparare ad ascoltarsi è il primo grande passo da compiere. Essere resilienti significa essere in grado di andare avanti, nonostante le avversità e le grandi sfide, ridisegnando, se  necessario, il nostro percorso di vita.

Lo sai fermare il pensiero? Cosa ci succede quando scegliamo

Noi pensiamo. Sempre. Ininterrottamente. La mente è come il cuore: va da sola.

Pensiamo  ad eventi passati: a come ci abbiano fatto sentire, magari rimpiangendoli o fantasticando su come sarebbero andate le cose se…

Pensiamo agli eventi futuri, spesso con ansia e preoccupazione per quello che sarà, o meglio per quello che potrebbe essere o vorremmo che fosse.

I nostri pensieri influenzano il nostro modo di interpretare gli eventi e le relazioni, i nostri comportamenti e le decisioni. I nostri stati d’animo. Continuamente, tutto il giorno.

Non sempre possiamo scegliere a cosa pensare. A volte i pensieri arrivano, all’improvviso, senza mai essere stati realmente invitati. Imparare ad ascoltare i nostri pensieri, ed accogliere anche il più fievole e timido, è fondamentale per evitare di sentire le nostre emozioni come se fossero su un treno in corsa: come se avessimo l’umore fuori controllo. Eppure in certi momenti della nostra vita è molto difficile seguirne il flusso.

Cosa ci accade quando dobbiamo fare delle scelte difficili?

Hai mai vissuto un periodo nel quale, dovendo scegliere tra alcune opportunità, ti sei trovato a non sapere bene quale cogliere? Un momento in cui, non avendo chiare le conseguenze di una tua scelta, procrastini la decisione?

Mettiamo, per esempio, che ti venga offerto un posto di lavoro a cui aspiravi da tempo, in una società che hai sempre guardato con molto interesse. Sarai maggiormente retribuito rispetto al tuo impiego attuale e lavorerai in un palazzo poco distante dalla tua attuale postazione.

Dopo alcune riflessioni e considerazioni, potresti arrivare a concludere che l’offerta ricevuta sia molto interessante e cambiare lavoro: i vantaggi della proposta sono evidenti.

Quando una direzione è nettamente preferibile all’altra siamo più facilitati a scegliere.

Poniamo invece il caso che il datore di lavoro ti dica che la sede dove lavorerai è a circa 60 chilometri da casa, più del doppio della distanza che fai attualmente.

Questo secondo scenario  potrebbe rendere la presa di decisione più complessa. Se cambi lavoro andrai a fare quello che desideri e con uno stipendio nettamente superiore all’attuale. Ma il luogo di lavoro è decisamente più lontano da casa. Dovrai cambiare molte tue abitudini. L’organizzazione della tua giornata subirà notevoli modifiche e cambieranno inevitabilmente molte cose.  D’altro canto se resti dove sei non dovrai effettuare nessuno sconvolgimento nella tua vita, ma non è detto che sarai soddisfatto e che non penserai in continuazione “se avesssi cambiato forse le cose ora sarebbero diverse”.

È difficile scegliere tra opzioni che hanno sia lati positivi che negativi.

Cosa proviamo in questi momenti?

Quando dobbiamo prendere delle decisioni importanti possiamo provare un senso di smarrimento, di indecisione e ansia pensando al futuro.

Scatta in noi un dialogo interno: un conflitto nella nostra mente.  I nostri pensieri tendono a mostrarci scenari ideali, positivi e negativi, sulle (possibili) conseguenze delle scelte. La nostra mente ci porta a vedere quello che potrebbe accadere qualora decidessimo di scegliere una strada rispetto all’altra. Un film mentale, carico di aspettative e dubbi: in realtà non sappiamo come andranno realmente le cose, ma la mente cerca di dare dei significati a quelli che sono i nostri pensieri, traducendoli in ipotesi ad alto contenuto emotivo. Ci sentiamo confusi. Se non siamo in grado di tenere sotto controllo il livello di ansia che sentiamo  può capitare di sentirsi bloccati: non riusciamo a decidere cosa fare e come farlo.

Ripetiamo i nostri monologhi  per decine e decine di volte… senza trovare una quadra!

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Quindi cosa facciamo?

Evitiamo di pensarci: desiderosi di sfuggire al nostro conflitto interno allontaniamo il momento della scelta, tenendo le distanze da quei pensieri così rumorosi, quasi fastidiosi, ed i dubbi che viviamo. Sembra che non sia mai il “momento buono” per dar loro il peso che meritano. Appunto, siamo confusi e un po’ spaventati.

Siamo frustrati, arrabbiati e ci autoaccusiamo perché non riusciamo a sbloccarci, non vediamo soluzioni. La sensazione di esasperazione che proviamo è forte e ci sentiamo in trappola. Purtroppo evitare di pensare ad una situazione senza risolverla non ha, nella maggior parte dei casi, l’effetto desiderato. Il pensiero torna.

“Non pensare a un orso bianco!”

Wegner (1994) ha studiato questo paradosso. In un suo esperimento ha chiesto ai partecipanti di non pensare ad un orso bianco per 5 minuti, durante i quali avrebbero dovuto scrivere su un foglio i pensieri che passavano loro per la testa. Nel caso in cui il pensiero andasse verso l’orso bianco avrebbero dovuto suonare un campanello… ebbene il campanello ha suonato in continuazione.

Più ci sforziamo di non pensare a qualcosa, più la nostra mente ci porterà a farlo.

Qual è la via d’uscita in questo loop mentale? Come possiamo calmare il nostro conflitto interno?

Iniziamo con 3 consigli!

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Faticoso. Molto. Da più punti di vista. Occorre donarsi tempo, per pensare a se stessi, per guardare con occhio critico ai nostri desideri ed aspettative, per valutare le nostre risorse e finalmente dare il giusto valore alle opportunità che incontriamo. Ricorda: l’autostima si coltiva! Anche il coraggio.

Tu le “senti le voci”? Hai mai provato, con fatica, ad allontanare una decisione? Proviamo ad affrontarla insieme?

Sei diventato quello che desideravi da ragazzo? Cosa sono le aspettative

Una parte della mia attività la dedico all’orientamento professionale: aiuto i giovani studenti delle scuole superiori a creare un curriculum che risponda alle loro competenze professionali e personali, che rispecchi i loro desideri ed aspettative della futura vita lavorativa o accademica.

Dopo qualche attività di bilancio competenze, utile a loro per iniziare a far luce su chi sono e chi vorrebbero diventare, necessarie per me per comprendere chi ho di fronte, passiamo alla stesura del curriculum, descrivendo competenze comunicative, interpersonali e professionali, laddove già presenti, e molto altro.

È importante aiutare i ragazzi a chiarire quali siano le loro aspettative una volta terminate le scuole superiori.

Nelle scelte che faranno da adulti risponderanno alla loro ricerca di soddisfazione personale partendo dalla creazione di alcune aspettative sui loro eventi di vita: il lavoro, le relazioni sociali… esattamente come facciamo noi ogni giorno.

Quindi cosa sono le aspettative? Come si costruiscono nella nostra mente?

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Le aspettative riguardano quello che ci aspettiamo.

Tautologico? Sì, un po’!

Ma se ci pensiamo… Se fuori dalla porta del mio studio c’è scritto “dott.ssa Alessandra Grassi” il nuovo cliente si aspetterà di trovare una donna seduta alla scrivania. Se mi hanno parlato male di un ristorante e questa sera sono invitata a cena proprio lì, mi aspetto di non essere soddisfatta dei piatti che assaggerò. Partirò prevenuta!

Le aspettative sono l’insieme di convinzioni che ciascuno di noi possiede circa ogni aspetto del mondo. Riguardano noi – i nostri desideri e il nostro futuro-, gli altri, le relazioni sociali, il lavoro. Le nostre aspettative influenzano il nostro atteggiamento, continuamente. Condizionano il nostro pensiero in specifiche situazioni, il comportamento in contesti -e con persone- nuovi o già conosciuti. In pratica creiamo un’immagine mentale di quello che pensiamo che sarà la realtà che vivremo. Ci lasciamo coinvolgere in questo mondo parallelo anche dal punto di vista emotivo. Ed è per questo che è importante comprendere e chiarirci quali siano le nostre aspettative nelle situazioni che viviamo quotidianamente e nei confronti di obiettivi a lungo termine.

Ma facciamo un passo indietro!

Il nostro impegno, le decisioni e le fatiche sono mosse dalle nostre aspettative.

Le aspettative sono influenzate delle esperienze personali, dal vissuto emotivo di ognuno di noi, dalla percezione che abbiamo dell’aiuto degli altri, dalla nostra capacità di resilienza (la capacità individuale di gestire e superare momenti difficili). Influenzano il nostro modo di relazionarci con gli altri, di comunicare, di lavorare, la nostra motivazione. Determinano i nostri obiettivi.

Le nostre aspettative cambiano, si evolvono nel nostro processo di crescita.

Se ci pensiamo bene, però, spesso le cose non vanno come ci aspettiamo.

“Ho studiato con impegno e dedizione per l’esame all’università mi aspetto di prendere un bel voto”

Può però accadere che, stanco della notte sui libri, tu perda il treno e non riesca a raggiungere la facoltà in tempo per dare l’esame.

“Se mi dimostro attento e disponibile alle richieste dell’azienda mi aspetto che il capo mi conceda l’aumento richiesto e tanto desiderato”

Potrebbe accadere che il capo ti proponga il desiderato aumento ma esclusivamente se cambi sede lavorativa.

Quando la realtà dei fatti non rispecchia le nostre aspettative cosa ci succede?

Panico!!! Quando la realtà si dimostra differente da come l’avevamo immaginata l’aspettativa iniziale lascia spazio alla delusione.

Le cose non vanno sempre come si desidera, o ci si aspetta. Non è possibile controllare tutto quello che accade attorno a noi. Non è possibile prevedere gli imprevisti o leggere nella mente delle persone che abbiamo di fronte per capire esattamente cosa vorrebbero da noi e viceversa. Non possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non abbiamo chiaro che non è possibile avere sempre un riscontro positivo solo perchè lo vogliamo ardentemente o perchè abbiamo faticato tanto per raggiungerlo.

E’ importante avere una buona gestione delle proprie aspettative, essere in grado di modulare la loro altezza.

Come? Come fare per non farci cogliere impreparati dalla mancata realizzazione delle nostre aspettative?

Come evitare di rimanere eccessivamente delusi dal mancato raggiungimento di un obiettivo?

Dunque, considera come punto di partenza questi tre aspetti:

  • Imparare a controllare e gestire le proprie aspettative significa essere in grado di bilanciare le nostre risorse durante la ricerca del nostro traguardo, quindi avere in primis la consapevolezza di quali sianao i nostri punti di forza -e di debolezza-.
  • Sviluppare e coltivare una buona intelligenza emotiva, imparare cioè a capire e gestire in modo consapevole le nostre emozioni e quelle degli altri, ci eviterà di crearci delle forti attese, associate ad emozioni altrettanto elevate, che potrebbero generare grandi delusioni, crisi di ansia e panico qualora non vada tutto secondo i piani. I tuoi!
  • Adottare delle prospettive critiche, attenzione non pessimistiche, ma scettiche, ci permetterà di vivere meglio il momento, il qui ed ora. Gli imprevisti accadono. Sempre. Non possiamo avere tutto sotto controllo!

Credere in se stessi è il primo e fondamentale step per fare tutto questo. La nostra autostima è influenzata dal nostro modo di pensarci e vederci, dal nostro vissuto ed esperienze. A sua volta determina la nostra forza di volontà, la motivazione e la scelta dei nostri obiettivi.

La nostra autostima è in continuo cambiamento, a volte è forte, altre vacilla. Va coltivata! Posso aiutarti a farlo!

Cosa ne pensi? Tu sei diventato quello ti aspettavi? Ti sei accorto che anche il migliore dei piani di azione alle volte può non raggiungere l’obiettivo? Come reagisci?

 

 

 

 

 

 

 

Quanto sei severo con te stesso? Perchè imparare a non giudicarsi

Sono maestra di scuola dell’infanzia. Il mio diploma dice così.

Ricordo che una delle nozioni apprese in preparazione della breve esperienza di stage in un asilo al…mh o 4 o 5 anno non ricordo,  è stata quella di non richiamare i bambini dicendo loro “sei sciocco” “non sai lavorare bene” “non riesci a concentrarti”, ma utilizzando espressioni come “quello che stai facendo in questo momento è sciocco” “questo lavoretto non l’hai portato a termine bene” e così via.

Il motivo?

La scuola, così come la famiglia, ha un ruolo centrale nello sviluppo e nell’incremento dell’autostima nei bambini. Quindi, per spiegare loro come comportarsi e dare il meglio di loro senza sentirsi frustrati quando non raggiungono l’obiettivo cercato, ci hanno insegnato a riferirci ai bambini sottolineando il loro atteggiamento e comportamento del qui ed ora. Non generalizzando l’errore, ma facendo loro capire in cosa hanno sbagliato o in quale situazione non si sono comportati bene e perché. In questo modo contribuiremo a costruire nel bambino un’immagine positiva di sé.

Da adulti sembra tutto più difficile! Quando ci riferiamo al nostro operato, o ai nostri errori, facciamo spesso fatica a non generalizzare le nostre mancanze. Ecco cerco di arrivare al punto…

Come sei messo ad autocritica?

Hai mai pensato “Sono un disastro”, “Capitano tutte a me, non me ne va bene una”, “Non mi so mai organizzare”, “sono sempre nervosa e agitata, davvero una persona triste”. Piuttosto che usare espressioni come: “questo lavoro l’ho fatto senza impegno e senza voglia, non è venuto bene”, “ho avuto un imprevisto, può capitare”…generalizzando e allargando quello che è il nostro pensiero su di noi relativo ad una specifica situazione, a tutta la nostra vita. In questo modo ci creiamo delle etichette, creiamo delle categorie in cui ci forziamo di rientrare: persona triste, sfigata, incapace di organizzarsi, e…guarda un po’…alla fine ci crediamo davvero!

L’autostima, lo dice la parola, si riferisce all’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo ha di se stesso (Battistelli, 1994). In pratica: come ti valuti? Come ti consideri? Che stima hai di te? Si potrebbe aprire una grande parentesi sulle risorse che percepisci di avere, su limiti e potenzialità, ma sarebbe davvero una lunga digressione.

L’autostima dipende, anche, dai pensieri che fai su di te. Se ti pensi sempre e continuamente in negativo, con il passare del tempo, ti convincerai che sei davvero così. A questo punto ogni nuova situazione che sperimenterai, ogni cambiamento nella routine, ogni obiettivo che per mille motivi non riuscirai a raggiungere, diventeranno per te motivo di forte stress e ansia, perché non sarai in grado di gestire la situazione che stai vivendo o il fallimento che, anche se piccolo, potresti vivere.

Evitare di giudicarsi con durezza significa imparare a parlare con se stessi con più affetto, circoscrivendo quello stato d’animo ad un evento specifico. E’ importante per migliorare la propria immagine di sé, la propria autostima appunto, dimostrando a noi stessi che ci vogliamo bene.

Come fare? Come iniziare a imparare a smettere di giudicarsi?

E’ un processo che va appreso, ci vuole pazienza, attenzione ed allenamento: dobbiamo cambiare una parte del nostro modo di pensarci, dobbiamo cambiare un’abitudine!

Cosa ne pensi? Quanto sei severo nei tuoi confronti? Ti giudichi a volte? Hai mai pensato in quali momenti ti capita di farlo? Come ti senti dopo?

Ecco 5 piccole mosse che possono iniziare a metterti sulla strada giusta

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Quando è stata l’ultima volta che hai passato tutto il giorno a far nulla?

Mh… se c’è stata non la ricordo proprio questa ultima volta!

Che poi… cosa significa fare niente? Stare tutto il giorno in pigiama a letto?

Leggere un buon libro sul divano, con la tuta infilata nei calzettoni, sorseggiando un tè?

Oppure, per un intera giornata, non avere i pensieri delle cose da fare, dei lavori da portare a termine, delle faccende di casa che… “farò nelle vacanze di Natale”, ma… siamo a metà gennaio e la mia libreria è ancora un gran casino… accidenti  😉 ehehehfar-nulla

Quindi, innanzitutto, dipende! Dalla prospettiva che decidi di adottare! Come tutto, del resto, dipende dal nostro personale ed unico punto di vista! Quando ai miei clienti parlo di emozioni, di consapevolezza delle proprie sensazioni e di gestione dello stress, sottolineo in prima battuta quanto gli eventi vengano percepiti, affrontati e vissuti in modo differente una persona dall’altra: siamo diversi! In tutto: in quello che proviamo e in quello che viviamo, perché abbiamo fatto esperienze di vita diverse, abbiamo desideri, aspettative e obiettivi diversi e diverse risorse con le quali affrontare le sfide che quotidianamente incontriamo.

Cosa vuole di dire per te “fare niente tutto il giorno”?

Per me è impensabile, in effetti, passare la giornata a far nulla. A parte che ho un cane e un coniglio, quindi un minimo di reazione fisica (ed emotiva)  è stimolata… sempre.

A parte questo piccolo aspetto direi, con molta sincerità, che non ricordo assolutamente quando è stata l’ultima volta in cui, distante dal mondo degli obblighi lavorativi, non abbia deciso di fare una passeggiata, di bere un buon tè, di leggere qualche pagina di un libro o ancora restare sul divano in pigiama a coccolarmi con la Priscilla!

Beh se questo è far niente…

Che ne pensi? Cosa vuol dire far niente secondo te? Li riesci a spegnere tutti i pensieri?

Qual è stato il punto di svolta nella tua vita?

Una mia cara amica spesso ripete “chi nasce rotondo non può morire quadrato“.

Con il mio lavoro cerco di aiutare le persone ad uscire da una situazione di stallo e migliorare la loro qualità della vita, tirando fuori il meglio di loro, evidenziado i punti di forza e le risorse personali che ciascuno di noi ha, suggerendo nuove vie per raggiungere la felicità e il benessere.

Non posso, quindi, essere d’accordo con questa affermazione!

La vita è una continua evoluzione: maturiamo, compiamo scelte, prendiamo decisioni… tutte azioni che, inevitabilmente, portano ad un cambiamento, a volte piccolo e silenzioso, altre volte più sentito, magari sofferto, forse inaspettato.

Cos’è un punto di svolta?

Un evento, un momento della nostra vita in cui ci sentiamo pronti ad evolvere e ci lanciamo con entusiasmo e voglia di fare in una nuova avventura! Uno slancio verso la crescita personale o anche professionale.

Ma gli eventi sono improvvisi, non sempre è possibile prevedere quello che accade in noi ed intorno a noi. Non sempre è piacevole cambiare, non sempre lo facciamo per nostra scelta e, a volte, abbiamo paura… di sbagliare, di compiere una scelta errata, di prendere una direzione inconsapevoli che sia o meno la strada giusta, o comunque la migliore per noi!

Come funziona il cambiamento?

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Di Clemente e Prochaska nel 1998 (lasciami fare un pochino la secchiona) hanno teorizzato il Modello Transteorico del Cambiamento, definendolo come un processo diviso in 6 fasi. Si parte dal momento in cui la persona non sa di dover cambiare, ma sente che qualcosa non va, è insofferente e non capisce bene cosa stia succedendo (Precontemplazione). Poi ecco… il punto di svolta arriva! Succede qualcosa o comprende finalmente qualcosa che lo porta a capire che è il momento di passare oltre di evolvere… di cambiare (Contemplazione). Con la Determinazione si decidono gli obiettivi (meglio uno alla volta) e si traccia il piano di azione, specificando step by step le attività da fare, diventando consapevoli di quelle che sono le nostre risorse, capendo quello che ci serve per raggiungere il nostro tragurado e avendo chiaro dove andare a cercare aiuto quando e se ne avremo bisogno. Mantere i buoni propositi è l’ultimo passo, per poi poter finalmente godere dei benefici dell’avvenuto cambiamento.

Il processo è lineare e, detto così, sembra anche abbastanza semplice o comunque ben strutturato. In ogni fase però è possibile cadere, o meglio ricadere, come direbbero gli autori, allo step precendente, per mancanza di energia, voglia, perchè percepiamo che le nosre risorse non siano sufficienti o perchè la nostra motivazione a volte viene meno.

Ecco… qui intervengo io 😀 sei in una botte di ferro!

In che modo posso aiutarti?

Il cambiamento va a braccetto con due concetti (che ti spiegherò in un altro momento): la fiducia e l’importanza, e può capitare che possano vacillare! Il nostro lavoro insieme inizerà proprio da qui, capire quanto è importante per te cambiare e quanta fiducia hai nelle tue potenzialità per poterlo fare!

Cosa ne dici? Qual è stato il tuo punto di svolta? Ne hai già avuto uno? Cercato e voluto o ci sei… caduto dentro? Ci hai mai pensato?